ROMA. È morto il giornalista Giampaolo Pansa (nella foto), aveva 84 anni. Padre del “Bestiario”, Pansa aveva ricominciato a scrivere sul Corriere della Sera lo scorso settembre. Un rientro, dopo il quinquennio 1973-1977. Piemontese di Casal Monferrato, sposato e separato, Pansa è morto a Roma assistito dalla sua compagna, la scrittrice Adele Grisendi. Giornalista autorevole, dalla Stampa al Corriere della Sera e Repubblica (di cui fu anche vicedirettore), passando per il settimanale Panorama e l'Espresso e poi ancora il Messaggero e il Giornale, un grande gusto per la provocazione, è stato anche storico, autore di romanzi e saggi in gran parte incentrati sugli anni della guerra partigiana, un argomento che era stato anche al centro della sua tesi di laurea in Scienze Politiche, dove era stato allievo dello storico Alessandro Galante Garrone. Dagli esordi torinesi con un memorabile reportage sulla Strage del Vajont agli articoli sull'attentato di piazza Fontana e quelli sullo scandalo Lockheed, nella sua lunga carriera ha messo a segno tanti colpi. Sua per esempio l'espressione “Balena Bianca” per definire la democrazia cristiana. Alla fine degli anni '80 del Novecento lancia dalle pagine di Panorama la sua celebre rubrica Il Bestiario, che poi porta sull'Espresso ed infine su Libero. Tra i libri più noti, il Sangue dei vinti, nel quale mette a punto le sue idee poi accusate di revisionismo sulla Resistenza, Bellla Ciao controstoria della Resistenza. Provocatore fino all'ultimo con un autoritratto intitolato Quel fascista di Panza e poi con un pamphlet su Salvini «ritratto irriverente di un seduttore autoritario». Nel 2016 aveva perso il figlio Alessandro, ex ad di Finmeccanica morto di malattia a 55 anni.