È Sandro Veronesi il vincitore del Premio Strega 2020, giunto alla LXXIV edizione. Lo scrittore ha conquistato 200 voti dei 605 votanti con il romanzo "Il colibrì" (La Nave di Teseo). La proclamazione è stata annunciata dal presidente della giuria, Antonio Scurati, vincitore dell'edizione 2019 con "M. Il figlio del secolo" (Bompiani), al termine dello scrutinio che si è tenuto questa sera al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Per Veronesi, che era dato come superfavorito, è il secondo trionfo allo Strega: aveva già vinto 14 anni fa, nel 2006, con "Caos calmo" (Bompiani). Prima di Veronesi solo un altro scrittore è stato incoronato vincitore due volte: Paolo Volponi nel 1965, con "La macchina mondiale", e nel 1991, con "La strada per Roma".

Anche un altro scrittore, Carlo Cassola, già vincitore con "La ragazza di Bube" nel 1960, aveva tentato di bissare lo Strega ma non ci riuscì: avvenne nel 1971 con "Paura e tristezza", ma il vincitore, in quell'occasione, fu Raffaello Brignetti con "La spiaggia d'oro".

«Tenere la posizione significa non arrendersi, il colibrì infatti è il simbolo dei guerrieri, di tutti coloro che non mollano mai», ha detto Sandro Veronesi parlando del suo romanzo durante la cerimonia con i sei finalisti, che è stata trasmessa in diretta su Raitre con la conduzione di Giorgio Zanchini. E come di consueto, il vincitore ha brindato bevendo alla bottiglia del Liquore Strega, storico sponsor del Premio. 

Ha conquistato il secondo posto della sestina Gianrico Carofiglio con "La misura del tempo" (Einaudi) con 132 voti; al terzo Valeria Parrella con "Almarina" (Einaudi), con 86 voti; al quarto Gian Arturo Ferrari con "Ragazzo italiano" (Feltrinelli), con 70 voti; al quinto Daniele Mencarelli con "Tutto chiede salvezza" (Mondadori), con 67 voti; al sesto Jonathan Bazzi con "Febbre" (Fandango Libri), con 50 voti.

Su 660 aventi diritto, hanno espresso preferenze in 605 votanti. Dopo 21 anni, in finale allo Strega è arrivata una sestina invece della tradizionale cinquina per effetto della tutela dei piccoli editori contenuta nel regolamento. Non è la prima volta che giunge in finale una sestina: era accaduto per un ex aequo al quinto posto della prima votazione nel 1953, 1960, 1961, 1963, 1979, 1986 e 1999.

IL LIBRO. Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz'aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all'indietro... Marco Carrera, il protagonista, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d'acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Marco Carrera è - come il Pietro Paladini di 'Caos Calmo' - un personaggio talmente vivo e palpitante che è destinato a diventare compagno di viaggio nella vita del lettore. E, intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un'architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni '70 e il nostro futuro prossimo - nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l'Uomo Nuovo.

LA DEDICA. «Dedico questo premio alla mia famiglia, ai miei figli, a mia moglie, ai miei fratelli, ai miei amici, che mi hanno sostenuto e che hanno votato il libro, al mio editore, Elisabetta Sgarbi, e anche a Umberto Eco, che è stato generoso, fondando la casa editrice La Nave di Teseo» ha detto Sandro Veronesi. Su Twitter il regista Giovanni Veronesi, con ironia tutta toscana, ha così commentato la vittoria: "Immi' fratello ha vinto du vorteeeeeeeeeeeee".