Il nostro bel lungomare nasce come Corso Caracciolo, nato da colmate nel mare per deliberazione del Consiglio Comunale del 18 maggio 1872. In quei giorni era sindaco Luigi Del Monte ma probabilmente la delibera era stata preparata qualche mese prima dal precedente sindaco, Paolo Emilio Imbriani, uno dei protagonisti della storia del “Risorgimento”. Di lui si ricorda anche un’altra scelta ai limiti dell’incredibile, come attesta una sorta di canto popolare del tempo: “Un detto antico e proverbio dice: tutte le vie menano a Roma; Imbriani, la tua molto diversa, non mena a Roma ma mena ad Aversa” (sede del famoso manicomio). Imbriani aveva cambiato il toponimo di via Toledo con quello di via Roma, le proteste furono numerose e si trattò di una vera offesa alla coscienza popolare e alla storia disconoscendo chi, come il Vicerè Pedro da Toledo, quella strada, insieme a tante riforme positive, quella bellissima strada l’aveva voluta e creata nel 1536. Un’offesa “rimossa” solo nel 1980 con il (giusto e doveroso) ritorno a... Toledo. Negli stessi anni qualche politico locale, del resto, aveva progettato uno scempio ancora più grave: l’abbattimento di Castel dell’Ovo, a dimostrazione del totale disamore verso la memoria storica. Tornando a Caracciolo, ci chiediamo quante città al mondo abbiano dedicato una strada ad un alto ufficiale che comunque aveva tradito il suo re, il suo giuramento e la sua patria (napoletana), motivi per i quali, del resto, sarebbe stato condannato a morte secondo leggi in vigore in tutto il mondo. Passato all'esercito franco-giacobino, cannoneggiò il popolo (napoletano) che nel giugno del 1799 si stava riprendendo la città dopo circa cinque mesi di repubblica che erano costati oltre 60mila vittime di parte napoletana-cristiana-borbonica. La toponomastica resta un elemento importante per la memoria collettiva e lo capirono bene, del resto, quei Savoia che coprirono gli stemmi borbonici nel Teatro San Carlo, strapparono i gigli dai cancelli del Palazzo Reale, si impadronirono dei nomi di strade meravigliose come quel corso Maria Teresa diventato “Vittorio Emanuele”. È così che si cancella l'identità e l'orgoglio di un popolo intero. E al di là dei nomi di strade e piazze, quello che colpisce di più è la solita distanza tra governanti e governati, tra classi dirigenti e popolo e la scelta del nome di una strada diventa il paradigma per evidenziare l’assenza del senso di appartenenza nei sindaci di turno (più o meno da 160 anni), assenza che diventa in tanti (troppi) casi incapacità di rappresentare e difendere in maniera adeguata la propria terra. E così, da Caracciolo si arriva ai Beatles di oggi e Napoli può “vantare” strade intitolate ai cantanti inglesi e non ai grandi re che hanno fatto la sua storia (esempio per tutti quel Ferdinando II per il quale più volte sono state raccolte migliaia di firme). Sarà una delle prime cose che chiederemo al prossimo sindaco anche se con una opportuna e buona dose di scetticismo.

*presidente Movimento Neoborbonico