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Castel Capuano

Presentazione del libro “Il delitto d’onore"

Il lavoro del cronista giudiziario Ferdinando Terlizzi

Presentazione del libro “Il delitto d’onore"


NAPOLI. Un luogo simbolo della giustizia napoletana, carico di storia e significato: è a Castel Capuano che è stato presentato il libro “Il delitto d’onore” del giornalista e scrittore Ferdinando Terlizzi.
Un evento che ha assunto un valore ancora più forte perché ospitato nella Biblioteca Alfredo de Marsico, spazio intitolato a uno dei più illustri principi del foro, considerato da giuristi, studiosi e operatori del diritto una vera e propria meta, quasi un sogno, per chi si occupa di materie giuridiche.
L’incontro, aperto dai saluti dell’avvocato Luca Zanchini, presidente della Fondazione della biblioteca, è stato dedicato al libro sul duplice omicidio del 1922 e al confronto oratorio tra Alfredo De Marsico e Giovanni Porzio. Un’iniziativa promossa dall’Ente Biblioteca con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, presieduto da Carmine Foreste, che ha messo a confronto giuristi, magistrati e giornalisti sul rapporto tra diritto e trasformazioni sociali. A rendere ancora più prestigiosa la presentazione, un panel d’eccezione che ha accompagnato il dibattito, contribuendo ad arricchire il confronto su un tema profondamente radicato nella cultura e nella storia del nostro Paese. Un contesto d’eccezione, dunque, per un’opera che affronta una delle pagine più delicate e complesse del diritto e della società italiana.

Il volume di Terlizzi, decano dei cronisti giudiziari di Terra di Lavoro e riconosciuto senatore dell’informazione in Campania, ricostruisce con rigore documentale e tensione narrativa il delitto e il processo al dottor Luigi Carbone, una delle più emblematiche e controverse vicende giudiziarie del primo Novecento, paradigma crudele di una cultura dell’onore che per decenni ha trovato legittimazione anche nelle aule dei tribunali. All’alba del 1° aprile 1922, a Lapio, in provincia di Avellino, il dottor Luigi Carbone sgozzava nel sonno la giovane Bellinda Campanile, da lui sposata appena otto giorni prima, infliggendole una morte feroce e rituale. Un gesto compiuto, secondo la sua stessa ammissione, per punirla del “fallo” di non essere giunta “pura” alle nozze, di averlo ingannato e di aver così colpito il suo onore e la sua dignità. Poi uccise un’altra donna nei pressi di un bar perché considerata causa del disonore. Elena Fusco, sorella del presunto seduttore. Il processo si celebrò in soli 8 giorni: i giurati esclusero la premeditazione, affermarono il vizio totale di mente per l’uxoricidio e quello parziale per l’omicidio di Elena Fusco, concedendo infine le attenuanti e condannando Carbone a soli 30 mesi di pena.

Il magistrato Raffaele Ceniccola, che ha curato la prefazione del libro, spiega che il volume non è soltanto la ricostruzione di un processo, ma una riflessione profonda sul delitto d’onore, su quella norma che per decenni ha giustificato l’omicidio femminile in nome di una presunta offesa alla virilità maschile. Un altro relatore d’eccezione, l’avvocato Geo Nocchetti, inviato speciale Rai, ha invece spiegato al tavolo dei lavori che il volume di Terlizzi non è, come può sembrare a una lettura distratta, un saggio di archeologia giuridica. La storia raccontata e contestualizzata nell’epoca in cui si è svolta, rimanda, in maniera chiarissima, a dinamiche criminali che sono strettissima attualità riguardo la controversa materia dei cosiddetti femminicidi. La narrazione asciutta ci restituisce anche una sapienza giuridica e una deontologia professionale che purtroppo oggi è merce rara tra gli operatori del diritto, compresi i giornalisti che se ne occupano. Il prof. avv. Bruno Von Arx ha sottolineato come il delitto d’onore appartenga ormai al passato della nostra legislazione, ma ha evidenziato come sia necessario leggere fino in fondo l’opera di Ferdinando Terlizzi per comprenderne appieno la portata. Il volume, infatti, non si limita alla narrazione di un fatto di cronaca, ma offre al lettore una serie di spunti di grande interesse, che spaziano dal diritto alla dimensione sociale, fino alla psicologia giudiziaria. Secondo Von Arx, uno degli aspetti più rilevanti dell’opera è la capacità dell’autore di andare oltre la superficie e le apparenze, conducendo il lettore dentro la vicenda del cosiddetto “caso Carbone” e mostrando concretamente come si giunse a quel delitto risalente ai primi del Novecento. Si tratta di un fatto rimasto celebre per tre ragioni: la ferocia con cui fu commesso, la modestia – quasi la banalità – del movente, e il livello degli avvocati che presero parte al processo. Il professore ha ricordato come la vicenda fosse già stata oggetto di attenzione letteraria, ma ha rimarcato che l’opera di Terlizzi si distingue perché non è un romanzo, bensì un racconto fondato su un’attenta analisi degli atti processuali e dei documenti d’indagine, offrendo così una ricostruzione rigorosa e onesta dei fatti.
Von Arx si è poi soffermato sul contesto storico-giuridico del processo, celebrato nel 1923 per un delitto avvenuto nel 1900. All’epoca, il sistema processuale prevedeva una netta separazione tra i giudici togati della Corte d’Assise e la giuria popolare. Il presidente formulava alla giuria quesiti semplici – sulla sussistenza del fatto, sulla responsabilità dell’imputato e su eventuali cause di esclusione della pena – ai quali la giuria rispondeva in totale autonomia, senza obbligo di motivazione. Da queste risposte scaturiva poi la decisione finale. Ed è proprio questo uno degli aspetti più critici evidenziati dal professore: la sentenza si fondava su basi estremamente fragili. Nel caso specifico, infatti, si arrivò a ritenere l’imputato parzialmente incapace di intendere e di volere per uno dei due omicidi, con una conseguente attenuazione della pena. Una conclusione che, secondo Von Arx, appare difficilmente sostenibile sul piano giuridico, soprattutto considerando la lucidità e la violenza dell’azione compiuta. Il professore ha quindi richiamato l’evoluzione normativa successiva, sottolineando come solo con il codice del 1930 il legislatore intervenne per dare maggiore certezza e rigore alla risposta penale nei casi di omicidio legati a motivi di natura sessuale o d’onore, introducendo un trattamento sanzionatorio più severo. Infine, Von Arx ha evidenziato anche la forza narrativa del libro, soffermandosi su alcune pagine particolarmente intense, in cui Terlizzi descrive con realismo quasi crudo la scena del delitto. Una rappresentazione che colpisce profondamente il lettore e restituisce tutta la drammaticità e la violenza dell’evento, rendendo questa vicenda una delle pagine più suggestive e, al tempo stesso, inquietanti della storia giudiziaria italiana.
L’avvocato Fabio D’Aniello, che ha curato la postfazione del libro, ha tra l’altro affermato. “Bene ha fatto Ferdinando Terlizzi, cronista di lungo corso che in altri precedenti scritti si è autodefinito “un archeologo della cronaca”, a riportare alla luce i reperti di un delitto e del suo processo che ha posto in evidenza due personaggi eccelsi dell’oratoria forense napoletana”. “Infatti, il processo visse soprattutto sulla polemica tra Alfredo de Marsico, parte civile per i parenti della sventurata Elena Fusco e Giovanni Porzio, difensore: il primo per sostenere che, comunque, Luigi Carbone fu sospinto al delitto soltanto da “bassezza, ferocia e cinismo”, il secondo per replicare che al medico non poteva essere rimproverato nulla perché travolto dalla follia”. “Furono due arringhe che, nella storia dell’eloquenza forense, vengono ritenute tra le più importanti: i giurati non seppero dare torto a nessuno e, sotto la spinta di una grande suggestione suscitata da quelli che erano i due più affascinanti “maestri del Foro di Napoli”, dettero un po’ di ragione all’uno e un po’ di ragione all’altro: l’unico a giovarsene fu Luigi Carbone che, forse, non la meritava affatto”. “Alfredo de Marsico aveva intuito che tutto in questo processo gli era contrario e che tutto, invece, era a favore del duplice assassino: poco più che trentenne, ma con una esperienza decennale, conosceva l’ambiente e i suoi amici di Avellino, i loro umori e le loro passioni; egli aveva intuito che il pericolo più grave da combattere era per il ruolo dell’accusa quello costituito da desiderio di trovare, da parte dei giurati, una formula che evitasse a Carbone una qualsiasi pena e che, quasi certamente, si sarebbe tradotta nell’infermità (o semi infermità) mentale”.

“Presentare un libro in un luogo come la Biblioteca De Marsico – ha affermato l’editore Giuseppe Vozza – richiamando anche la scritta che sovrasta in alto nella solennità della sala – non è mai un gesto neutro: è una scelta che ha un valore simbolico profondo. Qui, dove il diritto è stato studiato, discusso e vissuto ai massimi livelli, ogni parola assume un peso diverso, più denso, più consapevole”. Per un editore, accompagnare un autore in un contesto del genere significa riconoscere che quell’opera non è soltanto un libro, ma un contributo al dibattito culturale e giuridico. Vozza ha poi annunciato anche un nuovo libro di Terlizzi in uscita prossimamente.

Ha concluso Ferdinando Terlizzi, che nel corso dell’incontro ha spiegato di aver scoperto il delitto del medico Luigi Carbone attraverso la lettura delle arringhe di Alfredo de Marsico, sottolineando di aver conosciuto personalmente sia De Marsico che Porzio. L’Autore ha infine stigmatizzato il lavoro dello scrittore Giovanni Arpino che, partendo proprio da quel processo, pubblicò nel 1961 per Arnaldo Mondadori Editore il volume “Un delitto d’onore”. Secondo Terlizzi, Arpino, “come quasi tutti gli scrittori timorosi”, avrebbe romanzato la vicenda senza indicare i nomi dei protagonisti.
“Io sono molto critico nei confronti di Giovanni Arpino per il suo libro sulla vicenda. È stato uno scrittore ‘vigliacco’, perché non ha avuto il coraggio di scrivere la verità: ‘lo sfizio di un ricco signorotto di provincia’, alludendo al dottor Carbone; ed ha quasi ‘ridicolizzato’ il ruolo dell’avvocato Porzio, definendolo un paglietta, una ‘macchietta napoletana’.” Un giudizio netto, cui ha fatto da contrappunto il richiamo alla figura dell’avvocato Porzio, definito “palombaro delle anime”. Una figura che, secondo questa lettura, traeva la propria forza dalla capacità di umanizzare la causa fino all’esasperazione: mentre altri piegano il fatto al diritto, egli riusciva a piegare il diritto al fatto. Il processo Carbone, ha aggiunto, oggi verrebbe definito una vicenda “pulp”, fatta di sesso e violenza. Infine, Terlizzi – che ha espresso posizioni molto chiare sul tema dei femminicidi – si è soffermato su una notizia definita “sconcertante”: una ricerca condotta in 29 Paesi, tra cui l’Italia, dalla quale emerge che un giovane maschio su quattro mantiene opinioni fortemente arretrate sulla parità di genere. Il 25% degli intervistati ha infatti dichiarato di condividere affermazioni come “le mogli devono obbedire ai mariti” o che “le donne non dovrebbero apparire troppo indipendenti o autosufficienti”. Con questa mentalità – ha concluso Terlizzi – i femminicidi non finiranno mai”.
Figli e figliastri: Emilio Tucci, primo figlio della mia seconda moglie; io, mio figlio Lello, primo figlio della mia prima moglie; Enzo Petrarca, marito di una cugina della mia seconda moglie.
Nel parterre erano presenti, oltre a numerosi avvocati, anche giovani che si affacciano alla professione – per i crediti formativi concessi dall’Ordine-, giuristi, magistrati e amici ed estimare dell’Autore. Ne citiamo alcuni: L’Editore Antonio Baiano; lo scrittore Ciro Perna ( all’attivo tre libri contro Roberto Saviano); l’avvocato Alberto Orsini, manager storico delle scuole di Formazione e non solo; la Prof.ssa Vittoria Ponzetta, Direttrice della Scuola di Alta Formazione Formed; l’avvocato Gianluigi Rega, esperto di controversie condominiali; Catello Di Donato, imprenditore Alta Moda; Vincenzo Petrarca, ex comandante della stazione carabinieri di Casal di Principe; il Maestro di musica Giuseppe Carolis e la consorte, Clemy Striano, la vignettista dei vip; Emilio Tucci, tecnico dell’Ospedale di Sessa Aurunca e responsabile Avis; Domenico Cuozzo, manager della Fabulas Vini; Franco Cocozza, commercialista e l’avvocato Andrea D’Alterio, esperto in crediti fiscali.

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