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l'opinione
20 Marzo 2026 - 09:47
Dagli inizi del mese si annuncia una svolta epocale per rilanciare l’impresa manifatturiera europea. L’Industrial Accelerator Act, una proposta di regolamento pubblicata dalla Commissione Ue lo scorso 4 marzo, fissa un obiettivo strategico da raggiungere entro il 2035, quindi in meno di un decennio. Entro quella data l’industria manifatturiera dovrà rappresentare il 20% del valore del Pil di un Paese. Lo scopo è di rafforzare notevolmente la capacità industriale e quindi l’autonomia europea in settori strategici, procedendo nel disegno di decarbonizzazione ma con una novità decisiva. L’Unione Europea smette di inseguire la globalizzazione a tutti i costi ma introduce misure protezionistiche dirette, in ultima analisi, a privilegiare la crescita delle aziende nazionali.
Naturalmente, in questo cambio di indirizzo giocherà un ruolo fondamentale la necessità di aumentare le spese per la difesa e per puntare a una maggiore autosufficienza energetica, fattori che dovrebbero dare una spinta considerevole all’incremento dell’industria. Al di là delle modalità, non completamente definite, e del confronto con critiche e controproposte del mondo industriale sulla praticabilità delle misure proposte, c’è l’obiettivo di fondo: invertire una tendenza che ha visto scendere l’incidenza della manifattura sul pil dei Paesi dell’Ue a 27 dal 17,4% del 2000 all’attuale 14,3%. Per l’Italia si tratterebbe di aumentare il Pil manifatturiero di quasi 113 miliardi. Un traguardo difficile da raggiungere, ma meno di altri Stati, visto che l’incidenza attuale è del 15%. Il target 2035 fissato dalla Commissione può acquistare concretezza soltanto in un modo: facendo affluire investimenti di grande rilevanza, grazie alle procedure molto efficaci della Zes unica, nel Mezzogiorno, ovvero nell’area ancora oggi sottodimensionata rispetto al resto della Penisola per presenza di impianti produttivi.
La sfida, quindi, è di assicurare: da una parte il completamento di infrastrutture essenziali per sostenere l’attività d’impresa, condizioni attrattive come il potenziamento dell’alta velocità e dei collegamenti in generale, nonché della rete digitale ed energetica; sul fronte specificamente industriale, la promozione a ogni livello istituzionale, con incentivi e campagne di marketing territoriale, dell’opportunità Mezzogiorno come terra d’elezione per nuovi insediamenti manifatturieri. Grazie alla disponibilità di spazi non saturi e di un eccellente capitale umano giovanile.
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