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Le donne napoletane sono simpatiche, belle e libere

Questa rubrica dà ai lettori del “Roma” lo sguardo di un abitante straniero di Napoli su aspetti particolari della vita della gente, che divergono da quelli nella sua città d’origine. Parigi, per quanto mi riguarda, ma anche altre città per altri “napoletani stranieri”. Sebbene le ninfe siano più belle e più gentili delle donne, gli dei degli antichi greci preferivano le donne. Le ninfe si concedono di certo più facilmente, ma il loro modo di offrirsi così immediato, gioioso, infantile e superficiale ne diminuiva il loro piacere.  Al contrario Zeus e i suoi simili, trovavano nelle donne più perversione, complicazioni e inganni, caratteristiche che ne stimolavano il desiderio. Ho fatto questa riflessione constatando quanto le donne napoletane si differenzino da quelle parigine. A Napoli sono ninfe e a Parigi donne. Vi elenco qualche esempio dalla mia esperienza:
- La mia signora delle pulizie è una giovane vedova di 37 anni. Ha rispettato il periodo di lutto per due anni, mostrandosi su WhatsApp in compagnia dei suoi 4 figli in pose composte. Allo scadere dei due anni però, lei è dimagrita di 15 chili, si è rifatta il seno e il di dietro di Pamela Anderson. Sui social la si vede ritratta in vestiti attillati e scollati, molto truccata, illuminata dalla luce rossa dei locali notturni. A Parigi un tale comportamento, così diretto e senza ritegno non avrebbe alcuna chance di funzionare. Invece qualche settimana più tardi la bella è apparsa su WhatsApp al fianco di un bel signore distinto di una cinquantina d’anni.  
 - Rientrando dal cinema, un sabato sera, sono stato colpito dal numero di ragazzine che passeggiavano sui loro alti tacchi per via Chiaia e il lungomare con gonne così corte da lasciare intravedere i loro tanga rossi. Senza che questo suscitasse lo sdegno nei passanti come sarebbe invece stato, se la stessa scena si fosse svolta sugli Champs Elysées. “Sono solo ragazzine del popolo che hanno fame d’esistere”, questo è ciò che si pensa di loro a Napoli con benevolenza. Nella città da cui vengo io, invece, le si tratterebbe come delle “piccole sgualdrine”!
 - Il mio professore d’Italiano è un uomo di 45 anni che si presenta bene. Per caso incontra una sua vecchia compagna di scuola. Tra loro non è mai successo niente durante l’adolescenza, se non un’attrazione che non si è mai espressa in una relazione. “Sei sposato?” gli chiede la ragazza ormai madre, “perché io lo sono con due figli”. Il mio professore risponde che anche lui lo è. “Perfetto e quand’è che ci vediamo allora” rilancia la compagna di scuola decisa a consumare ciò che fu lasciato in sospeso 32 anni orsono.
È ovvio che storie di amanti esistono ugualmente a Parigi, ma non in questa modalità priva di convenevoli che va così dritta allo scopo.
 - Su un piano più personale, sono stato invece colpito dalla facilità con cui le donne napoletane siano inclini a farti complimenti. Per quanto fossi molto più giovane e bello a Parigi, non mi è mai capitato nel corso dei miei 35 anni laggiù di ricevere tanti complimenti così come mi accade da quando vivo qui a Napoli. Questo vale anche per le donne appartenenti a classi sociali più elevate. Fa piacere… se consideri questi complimenti con uno spirito positivo. Lo faccio io, ma tanti parigini criticherebbero loro modo di fare.
 Così come le ninfe, le donne napoletane sono simpatiche e belle, libere e indipendenti. Un’amica napoletana, che ha vissuto in Svizzera, sostiene che sono molto più libere delle donne di Ginevra, imbrigliate come sono loro dalla morale calvinista, in una città che resta una piccola città borghese chiusa su se stessa. Dal mio punto vista, non posso negare che le donne napoletane hanno un cuore grande e che sono più genuine rispetto alle parigine, le quali sono più furbe e calcolatrici. Tuttavia, le napoletane non stuzzicano un uomo tanto quanto le donne di Parigi con il loro far finta di non vederti. Stendhal associa la parola “sensazione” a Napoli, e lega “spirito” a Parigi. Definisce la sensazione napoletana come “passione immediata, che si burla delle convenzioni e di quello che se ne dirà, ma che manca di distanza e di riflessione”. Dello spirito parigino, Stendhal dice che è “cinico e manipolatore, per nulla spontaneo, né sincero, ma che si rivela finalmente più efficace, proteggendo meglio le parigine dalla critica esterna allo stesso tempo”.  Al contrario delle donne parigine, le donne napoletane tendono a essere sottovalutate e quindi a sottovalutarsi. Dandosi il giusto valore senza perdere la loro gioia di vivere e il loro buon cuore…ci guadagnerebbero. Alla fine questo è solo il mio parere da straniero, ma pure capace di paragonare le differenze fra Napoli e Parigi, particolarmente marcate in questo ambito! Stanco della cattiveria delle ragazze parigine, mio figlio se n’è andato a lavorare a Londra dove si trova bene. Dall’altro lato, ho chiesto a mia figlia se volesse venire a vivere a Napoli, dove io mi sento a mio agio, e dove suo marito troverebbe facilmente un lavoro, visto il suo mestiere. “Preferisco allevare mia figlia a Parigi che a Napoli dove le donne non possono nemmeno diventare socie di prestigiosi circoli e dove non si preoccupano abbastanza delle ragazzine”, mi ha risposto lei. Mia figlia è più militante di me, ma ha ragione. Allo stesso modo, come non era accettabile che ci fossero scugnizzi nelle strade quando sono venuto a Napoli con miei genitori la prima volta. È tempo di preoccuparsi delle ragazzine e delle donne, per il bene di tutti! Alla questione affrontata la settimana scorsa, ho trovato la risposta: “Napoli può allo stesso tempo conservare le sue qualità e migliorare i suoi difetti “. Deve!

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