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Lo straniero
22 Febbraio 2025 - 11:50
Passavo davanti al teatro Diana, a via Luca Giordano, nel cuore del Vomero. Da programma, un’ora più tardi sarebbe andato in scena “L’Ebreo”. Era da molto tempo che mi intrigava l’argomento degli ebrei in Italia dove le edicole, ogni inizio d’anno, espongono calendari con l’immagine di Mussolini. Da quando vivo a Napoli, mi capita anche spesso di sentire commenti del tipo che l’inventore del fascismo ha fatto anche “delle cose buone”. Potrei capire, senza condividere ovviamente, quest’attrazione ostinata verso il sociale nazionalismo populista se non ci fossero state le leggi razziali del 1938 e il rastrellamento di Roma del 1943. Quando gli ebrei del ghetto furono deportati nei campi di Auschwitz. 2019 persone, donne e bambini compresi, dicui ne sopravvissero solo tredici. Ho dato un’occhiata alla critica dello spettacolo attraverso il mio telefono prima di decidermi ad entrare: - Per ciò che riguarda la trama, scrive: “Molti ebrei trasferirono la proprietà dei loro beni ai loro impiegati per evitare che gli fossero confiscati. La speranza era quella di recuperare gli immobili a guerra finita e a regime fascista rovesciato. Marcello e Immacolata lavoravano per un commerciante ebreo di stoffe. In questo modo sono diventati i ricchi proprietari della casa di loro ex-datore di lavoro, dei suoi cinque appartamenti e quattro negozi. - Per ciò che concerne gli attori, leggo nella critica che “tutti i personaggi sono di natura complessa e permettono agli attori di esplorare a fondo i meandri dell’animo umano”. Sono entrato nell’hall del teatro ancora vuoto. C’erano solo due signori che aspettavano che aprisse la biglietteria. Sei fiorentino?mi ha chiesto uno dei due, deducendolo da qualche parolascambiata amichevolmente. Evidentemente non era una persona abituata a viaggiare fuori dalla città. Ho preso il mio biglietto e ho parlato con le due graziose cassiere fino a quando non ho dovuto cedere il posto alla persona arrivata dietro di me in attesa del proprio turno. Ciò è dovuto al fatto che sono entrato nello spirito dei napoletani a cui piace il contatto con il prossimo, spiegherò più tardi ad un amico finlandese. Il quale mi ha fatto sapere che, per quanto riguarda lui, non fa mai quattro chiacchiere con sconosciuti senza di avere uno scopo preciso. Dall’aprirsi del sipario mi sono reso conto che lo spettacolo in programma non era altro che un Vaudeville, del “théâtre de boulevards”, come si definisce a Parigi questo teatro di basso livello. Quando l’attrice entra in scena, una vedette locale, il pubblico applaude. Vestita succintamente in modo da mettere in risalto le curve del suo corpo quasi perfetto. Malgrado i suoi 60 anni era veramente sexy. Il pubblico apprezza quando lei si mostra in giarrettiera e quando si unisce ad un idraulico in piedi. Interpreta all’eccesso il personaggio di una donna arricchita, pretenziosa e avida. Non si può rimproverarla se il regista ne ha voluto fare una caricatura. Secondo il copione lo spettacolo finisce come una grossa farcitura, tipo una crostata alla crema. Il pubblico applaude forte. In un abito rosso fuoco che le solleva i seni, e una gonna attillata, la bella attrice saluta il pubblico con un cauto sorriso. Nella commedia non c’è stato alcun riferimento agli ebrei italiani, l’oggetto che mi aveva invogliato ad assistere a questa riproduzione teatrale. Era una semplice commedia, sexy-comica dal titolo “l’Ebreo”. Ho fatto bene a venirci da solo, così non ho fatto perdere del tempo ad altre persone, mi dico uscendo dal teatro. Ma a Napoli non si è mai veramente solo. I due signori che avevo incontrato alla biglietteria aspettavano con le loro signore fuori il teatro per fare una foto con l’attrice. Sono molto simpatici: “Come hai trovato lo spettacolo? A noi è piaciuto molto. Scambiamoci il numero di telefono così da poterci rivedere. “Quando arriva l’attrice, con un foulard per nascondersi il viso, i due restano un po’ delusi. Non c’è traccia in lei della gentilezza che si trova quasi sempre qui nella gente di Napoli. L’attrice andava di fretta senza perdere il suo tempo a concedersi agli ammiratori. Esattamente come farebbe un’attrice francese a Parigi. Sarà forse il successo a rendere le persone antipatiche? Io mi ero già posto la questione in occasione di un pranzo al Gambrinus, il solo caffè di Napoli dove il personale vi tratta come nelle più famose brasserie parigine,ossia non bene. Sembra sempre che vogliano dirti che saranno completi ogni sera che tu sia contento o no. E più si dimostrano sgradevoli verso i clienti, più loro vengono in massa.
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