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L'opinione
08 Marzo 2025 - 09:06
Per valutare l’andamento delle esportazioni del Mezzogiorno nei primi nove mesi del 2024 bisogna tenere in conto la crisi straordinaria dell’automotive. C’è una regione in particolare, la Basilicata, in cui le vendite all’estero sono crollate addirittura del 44,2%, per effetto in larga parte delle perdite (64,3%) registrate nell’export di autoveicoli.
È ovvio che, trattandosi di uno dei pilastri del manifatturiero meridionale, il settore auto non può essere trascurato. La prospettiva del ridimensionamento, già in atto peraltro, pesa sulle previsioni di crescita del Mezzogiorno, sia in termini di produzione industriale che di vendite oltre confine. Al momento, tuttavia, non è il caso di alzare bandiera bianca: occorrerà verificare l’efficacia delle strategie poste in atto da Stellantis, dopo le dimissioni dell’Ad Tavares.
Su un altro versante, bisognerà capire quanto sia fondata l’ipotesi di una riconversione del comparto in chiave bellica, per far fronte al disimpegno statunitense. L’Europa sarà costretta ad elevare la propria spesa militare, per consolidare una difesa alimentata, dal dopoguerra in poi, da un fortissimo sostegno Usa, in ambito Nato. Senza i cambiamenti di scena prodotti dalla nuova amministrazione Usa, si potrebbe essere moderatamente ottimisti sul futuro dell’internazionalizzazione del Mezzogiorno.
Da gennaio a settembre 2024, l’export del Sud è calato dell’1,62% rispetto all’analogo periodo del 2023, più della media nazionale (- 0,71%), ma ci sono aree che hanno fatto peggio (il Nord Ovest, esclusa la Lombardia, è calato del 5,86%, il Nord Est del 2,32%). Nella ripartizione Sud e Isole, inoltre, vi sono regioni come la Calabria (+20,9%!), la Sardegna (+9,6%), la Campania (+2,7%) con andamento in controtendenza.
Nella Campania, a più che bilanciare flessioni in altri settori, c’è il segmento “medicinali e altri prodotti farmaceutici” che galoppa (+34,1%), mentre a determinare il piccolo boom calabrese sono i prodotti chimici e la Sardegna è sostenuta dall’incremento di vendite di petrolio raffinato. Un quadro meridionale articolato, dunque, che potrebbe ritrovare il segno più, se continuassero i trend ascendenti di alcuni comparti.
A rovinare tutto, però, vi sono gli effetti dei dazi al 25% annunciati da Trump. Un ribaltone che può far crollare le vendite sul mercato statunitense e che richiede una capacità di individuare celermente mercati di sbocco alternativi per le nostre produzioni, possibile solo con una decisa iniziativa di sistema da parte del Governo, sul tipo di quella avviata con l’India proprio in questi giorni.
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