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L'intervento
10 Giugno 2025 - 09:09
Napoli, come molte aree del Sud, è un territorio per molti aspetti, a partire da quello geologico, di frontiera, che ne fa un capofila strategico.
Attrezzare i tre siti vulcanici - Vesuvio, Campi Flegrei, Ischia - ideali per l’utilizzo in sicurezza delle più moderne tecnologie geotermiche fornirebbe un grande apporto energetico anche limitandosi a un regime di bassa entalpia, cioè usando l’energia estratta a profondità superficiali (non più di 200 metri), a costi di perforazione molto contenuti, in tutta sicurezza e con l’enorme pregio di poter soddisfare la domanda in zone ad elevatissima urbanizzazione.
C’è, quindi, un consistente potenziale di energie rinnovabili nel capoluogo partenopeo. L’ampia disponibilità della risorsa geotermica disponibile potrebbe avviare una rapida sostituzione delle caldaie tradizionali con pompe di calore geotermiche per il riscaldamento e raffreddamento di tutti gli edifici, pubblici e privati sia residenziali che produttivi per l’intera area metropolitana.
Il Centro Storico di Napoli, nelle cui viscere vi sono dedali di gallerie, cunicoli, cisterne e passaggi, in gran parte di tufo, pietra vulcanica friabile, è un ambiente perfettamente vocato a questo scambio termico.
Ecco perché propongo all’amministrazione comunale di avviare un progetto pilota, che lanci la sfida di Comunità Energetiche alimentate non solo dal sole ma dal calore fertile e continuo della madre terra. Due modalità diverse - entrambe geotermia - per raggiungere lo scopo: quella di offrire energia elettrica non-fossile, o quella di sostituirla riducendone corrispondentemente il consumo.
La novità oggi praticabile delle Comunità energetiche è solo un esempio di un rapporto pubblico-privato da strutturare, al fine di innovare e soddisfare la domanda di un servizio fondamentale e, al contempo, di alimentare significativi ritorni finanziari di istituzioni pubbliche locali capaci di attivare, concorrere e sovraintendere allo sviluppo.
La fonte geotermica segna anche un primato di efficienza con una resa pari al 100% della potenza installata rispetto al 20% del solare e al 25% dell’eolico, e la particolare duttilità dimensionale d’impianto oggi possibile la rende idonea a interventi in aree fortemente urbanizzate.
L’attivazione di un circuito diffuso produzione-servizio-input in un network produttivo geotermico comporterebbe l’impiego di un elevato numero di operatori di vario profilo, incluse risorse ad alto potenziale e livello di formazione, contribuendo alla sfida della più grande Napoli a zero impatto ambientale.
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*Presidente Svimez e Presidente Fondazione di Comunità Centro Storico di Napoli
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