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La riflessione
13 Dicembre 2025 - 09:05
Il bisogno di essere ascoltati è fondamentale per non sentirsi non “visti” e si manifesta quando si avverte di non essere presi in considerazione. Se ciò è vero per tutti figurarsi per chi ha già vissuto il trauma di essere stato vittima di un reato.
Per le tante variabili insite nei percorsi giudiziari, o per consuetudini, consapevoli o inconsapevoli, legate a radicati pregiudizi la vittima di reato può ritrovarsi nella condizione di vedere la propria vita trasformata in una “via crucis”.
Nei programmi di approfondimento televisivi o radiofonici vengono spesso raccontate penose storie di vittime di reato che, dopo il clamore dei primi giorni e la vicinanza delle istituzioni e dell’opinione pubblica, sperimentano, poi, l’abbandono da parte di tutti.
Identicamente non è raro ascoltare le difficoltà e i disagi di numerosissime donne vittime di violenza maschile che già nell’imminenza dei fatti, durante le indagini nonché nel corso dei processi sono fatte bersaglio di un altro tipo di violenza, molto subdola che pugnala con parole pungenti che trafiggono l’animo già sofferente.
La plurimillenaria cultura che ha sempre, pregiudizievolmente, incolpato le donne di ogni male continua ininterrottamente a mietere vittime con quella pratica che ha assunto il nome di vittimizzazione secondaria.
Essa è l’insieme di comportamenti di istituzioni o individuali che aggiungono conseguenze negative quali insinuazioni, svalutazione del danno ricevuto, colpevolizzazione o la brutta pratica di far rivivere più volte il trauma del reato subito in contesti istituzionali o pubblici.
Talvolta queste pratiche sono veri accanimenti che vengono “autorizzate” da procedure più o meno imprescindibili. Qualunque sia la motivazione di queste vittimizzazioni secondarie ciò che ne deriva è una sofferenza non sempre riconosciuta come tale. Ecco, allora, che, per tutti i casi descritti, ulteriore pena è quella di sentirsi isolati nel proprio dolore.
A tale bisogno risponde lo “Spazio ascolto”, primo in Italia, inaugurato lo scorso 9 dicembre presso il Tribunale di Napoli. Tale luogo fisico e simbolico è stato promosso dall’Osservatorio distrettuale sulla violenza di genere a sua volta nato dal Protocollo d’intesa siglato dalla Procura Generale di Napoli e dalla Corte di Appello di Napoli con la cooperativa sociale Eva e su un analogo Protocollo siglato con la Fondazione Pol.i.s che saranno presenti con personale formato all’ascolto e all’orientamento delle vittime nello spazio fisico ad hoc creato.
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