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Timbri sopra la politica: il vero potere è silenzioso

Il Mezzogiorno è la cartina di tornasole: qui la burocrazia pesa, rallenta e scoraggia di più

Timbri sopra la politica: il vero potere è silenzioso

Il Paese dei timbri: quando la burocrazia comanda più dello Stato in Italia esiste un potere che non si vede ma si sente: senza volto e senza colore politico, condiziona la vita di tutti più di qualsiasi governo. È la burocrazia, l’apparato che stabilisce tempi, percorsi, ostacoli e rinvii.

Non risponde a nessuno, non rischia di cadere e, anzi, sopravvive a crisi, cambi di maggioranza e perfino alle emergenze. Chi vive a Napoli, dove nasce questo giornale, conosce la distanza tra gli annunci romani e la realtà degli uffici che decidono. Qui la burocrazia è un muro quotidiano: la lentezza non è un difetto, è un metodo.

Ogni firma è un passaggio obbligato, ogni documento un ostacolo, ogni procedura un labirinto. Un permesso può durare mesi, un progetto si blocca per un dettaglio irrilevante, un investimento svanisce prima di partire. Il sistema si autoalimenta e si autoprotegge. Le riforme annunciate troppo spesso aggiungono livelli invece di toglierli, inventando un groviglio normativo che nessuno riesce a districare.

È un potere che non si espone ma decide; non parla ma blocca; non rischia ma pretende. Il prezzo lo pagano cittadini, imprese e territori che vorrebbero correre ma restano ai blocchi di partenza. Il Mezzogiorno è la cartina di tornasole: qui la burocrazia pesa, rallenta e scoraggia di più.

Il Pnrr, opportunità storica, rischia di restare una corsa a ostacoli dove la velocità delle risorse si scontra con la lentezza degli uffici. Napoli, con la sua energia, meriterebbe amministrazioni capaci di accompagnare lo sviluppo, non di frenarlo. Non basta digitalizzare, non basta semplificare sulla carta.

Serve una rivoluzione della responsabilità: chi blocca deve rispondere; chi decide deve prendersi la responsabilità delle scelte; chi rallenta deve spiegare il perché. Solo così la politica tornerà a guidare il Paese, invece di inseguire i suoi stessi uffici. Finché questo non accadrà, resteremo il Paese dei timbri: pronti a correre, ma ancora inchiodati ai fogli che ci rallentano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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