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lettera al direttore
11 Febbraio 2026 - 09:22
Cari amici lettori, la scorsa settimana abbiamo rilevato l’incredibile violenza attuata dai fautori di Askatasuna, immortalata dal filmato che mostra un agente delle forze dell’ordine colpito a martellate e calci da alcuni manifestanti (che, in realtà, manifestavano soltanto la loro natura criminale).
Sconvolgente è stato, successivamente, l’inimmaginabile provvedimento della magistrata torinese che ha messo agli arresti domiciliari un manifestante arrestato perché identificato come uno degli aggressori che circondarono e percossero l’agente. Si tratta di un’altra pagina oscura dell’autorità giudiziaria, che pare acriticamente benevola con le organizzazioni criminali (Askatasuna è ufficialmente catalogata come associazione a delinquere) e costantemente ostile alle forze dell’ordine.
Irrazionale benevolenza nei confronti della criminalità organizzata e, contemporaneamente perversa persecuzione nei confronti di famiglie, alle quali vengono sottratti i figli, pur in assenza di alcuna notitia criminis. Possiamo forse dimenticare l’orrendo scandalo di Bibbiano, sol perché il mass media “influencer” non ci ha fatto conoscere le conclusioni? Eppure si trattava di bambini sottratti a famiglie non abbienti, con la complicità di enti pubblici, e poi venduti ad altre famiglie, anche omosessuali. Ora sembra diffuso in tutta Italia il ratto di bambini per opera della giustizia minorile. Più conosciuto, ma non unico, il caso della famiglia nel bosco, noto ormai universalmente non solo per l’immenso numero di cittadini che hanno manifestano e continuano a manifestare nel social la loro indignazione, ma anche per i tentativi, sinora inutili, dei genitori di ottenere la restituzione per vie giudiziarie.
Questo anomalo funzionamento della giustizia impone la modifica delle attuali norme in materia di responsabilità dei magistrati, già richiesta dal popolo sovrano con un referendum, del cui esito il governo del tempo paralizzò ogni efficacia. La vicenda Palamara conferma in pieno la necessità della modifica del Csm, essendo veramente assurdo il potere delle correnti.
Le norme relative sono state modificate dalla riforma costituzionale approvata dal Parlamento e sottoposta al referendum confermativo. Questa sarebbe già una ragione sufficiente per votare Sì al referendum.
Ma esiste già da trentacinque anni un’ottima ragione perché le carriere dei magistrati giudicanti siano separate da quelle dei magistrati requirenti. Il nuovo codice di procedura penale ha stabilito una chiara distinzione delle funzioni, configurando il Pm come una parte del processo penale, funzione questa chiaramente incompatibile con quella del giudicante.
Si verifica da molti anni, peraltro, una maggioranza dei requirenti, nel Csm, benché i giudicanti siano la stragrande maggioranza dell’organico. Questo determina uno strapotere dell’accusa, che dispone del potere su tutti i colleghi.
Io vado sostenendo dagli anni Novanta la necessità della separazione, osteggiato in ogni maniera dal potere correntizio. Va aggiunto, a onor del vero, che quotidianamente magistrati in servizio, non rientranti fra i big delle correnti, manifestano pubblicamente, anche sulla stampa, un’opinione analoga alla mia.
Questo significa che non può confondersi il corpo della magistratura, in gran parte sano, con la minoranza che gestisce il gioco correntizio e un potere sui colleghi non previsto dall’ordinamento.
Il sistema del sorteggio, che ovviamente è intollerabile per i magistrati politicizzati, rafforza e non indebolisce indipendenza e prestigio dell’ordine giudiziario, che non può essere trasformato da interprete qualificato dell’ordinamento giuridico a potere in conflitto con il potere legislativo eletto dal popolo sovrano.
Io, allora, infrangerò la volontaria clausura impostami dall’età e dalla salute, da cui abitualmente evado solo per esigenze mediche e per il torneino settimanale di bridge, e mi recherò alle urne per esprimere un convintissimo sì, ragionevolmente speranzoso che il mio atteggiamento sia condiviso dalla maggioranza degli elettori.
Con gl effetti del sì dovrebbe, oltretutto, migliorare sensibilmente una valutazione della giustizia italiana, attualmente ai minimi storici.
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