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lettera al direttore
26 Febbraio 2026 - 09:04
Gentile Direttore, la cronaca degli ultimi giorni, prima del festival di Sanremo, offre infiniti spunti di commento e riflessione, non tutti cattivi, per fortuna. Comincio, infatti, dalle Olimpiadi Invernali, che hanno arricchito l’Italia di ben 30 medaglie, di cui 10 d’oro, evento mai avvenuto in passato, anche quando i Giochi olimpici si tennero in Italia, a Torino per la precisione, nel 2006.
La “grande” Torino che, per il preconcetto dell’ex sindaca dei 5 Stelle Chiara Appennino, oggi deputata di punta nel rinnovato Movimento Pentastellato, la quale riteneva e ritiene di aver evitato a Torino “costi e disastri ambientali”, non ha voluto ospitare i Giochi, mancando un appuntamento che si è dimostrato largamente positivo sia per l’efficienza dell’organizzazione sia per i risultati ottenuti dai nostri atleti, sia per l’aspetto economico di cui hanno beneficiato Milano e Cortina, con l’indotto di immagine mondiale e il ritorno economico tra i milioni di turisti accorsi e quelli che verranno.
Ma tant’è: la stessa cosa è accaduta per le Olimpiadi estive da tenere a Roma, per le quali si erano impegnati vari Governi e lo stesso Comitato Olimpico, retto dal nostro Giovanni Malagò. L’allora sindaca Virginia Raggi, sempre dei 5 Stelle, si mise di traverso perché considerava questo avvenimento un grosso business per i “ladri”, politici e colletti bianchi nostrani.
A questo proposito, mi domando come possa fare una sinistra democratica, con il suo “dogma” del “campo largo”, a sposare tutte le teorie del “no” dei 5 Stelle che hanno caratterizzato l’ultimo decennio, in nome di un preconcetto legato a un ambientalismo ideologico, che portò ai banchi a rotelle, alle mascherine importate, al superbonus del 110%, i cui catastrofici effetti, in termini di scostamento di bilancio (nuovi debiti), andranno ben oltre la generazione dei nostri nipoti, per finire, a tacer d’altro, al famoso reddito di cittadinanza, che la Campania del neo-presidente Roberto Fico, si appresta a reintrodurre, sia pure con diversa terminologia.
Meno male, allora, che abbiamo avuto un presidente del Coni come Malagò, testardo e competente, un sindaco di Milano come Giuseppe Sala, non condizionato dai veti ideologici dei 5 Stelle, un governatore della Lombardia come Attilio Fontanae un altrettanto bravo sindaco di Cortina d’Ampezzo, nonché un valente governatore del Veneto.
Parlo, compiacendomi, della nostra cara Italia, senza discrimine tra Nord e Sud. In una Nazione come la nostra, bagnata per tre quarti dal mare, dovrebbe essere fisiologica la carenza negli sport invernali; invece, siamo quarti a livello mondiale, surclassando Nazioni come la Francia, la Germania, l’immenso Canada e l’Australia.
A Napoli, invece, aspettiamo con grande attenzione la spettacolare l’America’s Cup, che ha origini nel 1851 e che, finalmente, approderà da noi nella primavera-estate del 2027, trasformando il mitico golfo e l’area di Bagnoli in un grande polo velico. Bella ed esaltante è stata la risposta data dal team vincitore dello scorso anno, New Zealand, cui toccava la scelta del luogo dove affrontare la sfida: “Abbiamo scelto Napoli perché il suo Golfo offre tutto quello che si vuole dalla natura, ma anche per quello che offre l’umanità di Napoli nel suo complesso”.
Parole che inorgogliscono tutti noi cittadini, e io mi auguro che vi sia lo stesso spirito che animò Napoli al momento del G7 del 1994, quando, con il sindaco Antonio Bassolino, diede alla città una vetrina mondiale di efficienza e bellezza, mostrando a tutti i nostri tesori culturali, frutto di civiltà antiche, a cominciare da quella ellenica, oltre alla già famosa bellezza naturale. Per fortuna, come lo fu allora Bassolino, l’attuale sindaco Gaetano Manfredi è stato un attento fautore di questo straordinario evento, con la fortuna di non avere, al momento della candidatura, un governatore “grillino del no”; anche se, dalle prime mosse, il presidente Fico non sembra un integralista come tanti suoi compagni rimasti lungo la strada.
Vengo alle tristi notizie di questi giorni: la più amara è sicuramente la morte del piccolo Domenico, al quale è stato trapiantato un cuore “bruciato” per essere stato conservato in ghiaccio artificiale. Devo sottolineare la dignità e la compostezza della madre, che ha lanciato un messaggio di pace e giustizia e non di vendetta verso i presunti responsabili di inefficienze o negligenze. Rimane una grande tristezza anche per la struttura di eccellenza che l’Ospedale Monaldi ha sempre rappresentato, specie nel campo cardiologico e dei trapianti. Spiace per i tanti professionisti, medici e paramedici, che sentiranno a lungo il peso del preconcetto che il tam-tam mediatico di questi giorni rischia di lasciare. Spero vivamente che non vi sia l’ennesima strumentalizzazione nel nome di un piccolo “martire”, né che si profitti, anche politicamente, della notorietà mediatica o delle elargizioni di denaro provenienti da cittadini e istituzioni, se non a favore dei tanti piccoli che soffrono senza cure adeguate. Ho fiducia, però, in quella minuta donna, ma gigantesca madre, coraggiosa e dignitosa.
E termino, Direttore, con la squallida vicenda del poliziotto arrestato per aver ucciso uno spacciatore che egli stesso, pare, taglieggiava con ricatti e intimidazioni gravi. Nel campo della droga, soprattutto, i fenomeni tragici sono quotidiani e rendono l’opinione pubblica rassegnata o, quanto meno, scettica di fronte a certa delinquenza. Ma se il fenomeno travalica i confini della criminalità abituale e penetra nei gangli delle istituzioni pubbliche, fosse pure attraverso un singolo soggetto deviato, gli “anticorpi” di cui tanto si parla devono scattare prima, e non dopo la commissione di un reato, in questo caso un omicidio. In questo campo credo vi sia ancora molto da fare, senza limitarsi all’affermazione che “una sola mela marcia non costituisce la generalità”. Se un servitore dello Stato è fuori legge da tempo senza che nessuno se ne accorga, significa che il sistema deve essere perfezionato.
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