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L'opinione
02 Marzo 2026 - 08:24
Il decreto energia, con cui il Governo è intervenuto per ridurre il peso delle bollette per le famiglie e per le imprese, costituisce una prima significativa azione per provare ad affrontare con determinazione una questione cruciale per il futuro del nostro Paese.
È peraltro importante non fermarsi al provvedimento, ma farlo seguire da altre iniziative, finalizzate a far calare gli oneri di una risorsa strategica per il sistema produttivo di un’Italia che, insieme alla Germania, rappresenta una delle due nazioni guida dell’industria manifatturiera europea. Come è noto, purtroppo, la produzione industriale continua a flettere da un lunghissimo periodo, di trimestre in trimestre, salvo qualche temporaneo incremento dello zero virgola.
Ed è un fenomeno originato soprattutto dallo squilibrio della bolletta energetica, che penalizza la competitività delle aziende nei confronti dei competitor di altri Paesi. Al punto che Pedro Sanchez, primo ministro spagnolo, per esaltare la politica energetica iberica, ha usato come termine di confronto proprio l’Italia.
Sottolineando che il prezzo all’ingrosso dell’energia è da quelle parti pari a circa la metà di quanto pagato dalle nostre imprese. Gli stessi dati dell’Eurostat segnalano che le aziende italiane pagano l’elettricità il 40,8% in più di quelle spagnole e che anche a livello di comuni consumatori la situazione non migliora di molto: le famiglie italiane pagano luce e gas il 18,3 e il 30,7% in più delle spagnole.
In venti anni il prezzo dell’energia elettrica è aumentato in termini reali in Italia del 67% per le imprese e del 28% per i consumatori. È dunque auspicabile che la richiesta del Presidente di Confindustria Emanuele Orsini di sospendere temporaneamente l’Ets, il sistema di scambio di emissioni stabilito dall’Unione Europea, per il settore manifatturiero, sia portata avanti con decisione dal nostro Esecutivo.
Si tratta di un meccanismo che aggrava notevolmente i costi della bolletta energetica e che, introdotto da decenni, non ha raggiunto lo scopo originario in termini di decarbonizzazione, visto che le emissioni globali continuano ad aumentare (dagli anni novanta l’incremento registrato è stato di circa il 71%).
Nel medio-lungo periodo occorre un’implementazione dell’utilizzo delle fonti rinnovabili. Non c’è altra strada per ridurre una dipendenza dall’estero di circa il 15%, alla base della debolezza strutturale del sistema energetico italiano.
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