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Quel segreto di Napoli che tutti vorrebbero possedere  

Il successo fragoroso di Da Vinci non può essere derubricato ad una parentesi qualsiasi

Quel segreto di Napoli che tutti vorrebbero possedere  

Dalla fucina della sua creatività, Napoli sforna nuovi talenti. Sul palco dell’Ariston di Sanremo non c’è stata solo la voglia di festeggiare il successo di Sal Da Vinci ma anche e, forse, soprattutto la fioritura di tanti giovani talenti partenopei. Li citiamo alla rinfusa: Luchè, Samurai Jay, LDA e Aka7even, una pattuglia di giovani interpreti capaci di coniugare la grammatica del sound alla modernità dello spartito.

Insomma, nel tempio della musica Napoli domina la scena. Vince, convince senza trascinarsi dietro, come nello scorso anno, l’ inutile scia delle ridicole polemiche. Merito indiscutibile di Sal Da Vinci che trova, finalmente, la sua straordinaria consacrazione con un motivo agile, disinvolto, vibrante. Questa volta non funzionano le accuse e i reticolati difensivi della sala stampa che condannarono, strumentalmente, nel 2025 Geolier al secondo posto. Napoli doveva vincere anche allora. Ma l’Italia resta ancora il paese dei mille campanili. Tanto nel calcio quanto nella musica. E una certa stampa del Nord, la stessa che condanna Napoli agli ultimi posti della vivibilità nelle sue statistiche annuali, soffre costantemente la fresca vivacità di un popolo che, nonostante tutto, anche nei suoi momenti più difficili, riesce a rigenerarsi e a ritrovare le ragioni della sua filosofia esistenziale.

Il successo fragoroso di Da Vinci non può essere ora derubricato ad una parentesi qualsiasi. Un napoletano non vinceva a Sanremo da 38 anni (Massimo Ranieri, 1988), troppi per riaffermare il conclamato magistero della musica napoletana nel Belpaese, troppi se rapportati alla straordinaria produzione di assoluta qualità offerta, in tutti questi anni, dalla nostra città.
Napoli, questa magica terra che si muove tra fede e superstizione, tra rinascita e fatalismo, con tutti i suoi disagi sociali ed economici, appare oggi la matrice e, forse, la motrice di un Paese che ha iniziato ad amarla e frequentarla. Riscoprendo la sua musica, la sua storia, la sua gastronomia ma, soprattutto, quel modello di vita umile e scanzonato che tutti, segretamente, vorrebbero possedere.

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