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lettera al direttore

I tamburi della guerra rimbombano sull’Europa

Una certa sinistra, ancora immersa nel “dormiveglia” della caduta del Muro di Berlino, difende l’indifendibile e ha una visione “antiamericana” a prescindere

I tamburi della guerra rimbombano sull’Europa

Gentile Direttore, i “tamburi di guerra”, oggi sostituiti dai rumori di missili intercontinentali e droni sofisticati, rimbombano per metà del mondo, molto vicino alla nostra Nazione e all’intera Europa; per cui mi sembra più che giusto ascoltare e leggere, su ogni organo di informazione, i resoconti di valorosi giornalisti che espongono la loro vita per filmare o raccontare in diretta la tragedia sui vari “teatri di guerra”.
Tralascio, per rispetto verso tutti i morti e i milioni di esseri umani che vivono sotto le bombe dei vari Paesi impegnati in una precarietà di vita quotidiana, che noi opulenti occidentali abbiamo lasciato da secoli alle nostre spalle, conoscendo e usufruendo a piene mani di moderni elettrodomestici, telefonini che indicano anche la posizione della tua abitazione con un “panorama” satellitare e la migliore protezione dal freddo e dal caldo, potendo anche scegliere se usufruire ancora degli incentivi statali per la cosiddetta “energia green” (l’inglesismo nel nostro lessico ha ormai sostituito la nostra bella lingua italiana).
Vallo a dire all’eroico popolo ucraino, che sta trascorrendo questo inverno senza riscaldamento e luce, con temperature anche a meno 20 gradi e in penosa promiscuità nei sotterranei della metropolitana. Vallo a dire al martoriato popolo palestinese, che sconta la presunta colpa di ospitare “Hamas”, quando si sa bene come questa organizzazione terroristica sia arrivata al potere, senza che all’epoca vi fossero interventi armati di altre Nazioni per ripristinare una democrazia che pure era a portata di mano, prima del proditorio e vigliacco attacco del 7 ottobre 2023, con l’uccisione di 1.200 civili e militari, per lo più giovani, che stavano festeggiando con un festival musicale, il Nova Festival.
L’improvviso attacco degli Usa e israeliani all’Iran ha “spiazzato” indubbiamente la nostra “vecchia Europa” e non solo il nostro Governo, con Giorgia Meloni “snobbata” dall’amico Trump perché non informata preventivamente, secondo uno stereotipo della sinistra nostrana, che ormai ha fatto dimenticare l’antico adagio “piove, Governo ladro” con il più moderno e attuale “sono atterrati i marziani”: colpa della Meloni!
Non mi addentro sulle ragioni, o presunte tali, dell’intervento israelo-americano in Iran. Certo, nessuno può negare che in quella spietata “teocrazia” avvenissero truci episodi di assassinio e privazione totale della libertà; purtuttavia, non dimentico la mia formazione giuridica e, con essa, la conoscenza del diritto internazionale, che fa a pugni con l’invasione proditoria di una Nazione sovrana.
Un mio caro e “vecchio” amico, uomo di grande cultura, direttore del coro di uno dei più prestigiosi teatri lirici del mondo, in Francia, ma italianissimo del Cilento (“nemo profeta in patria”), ha commentato un mio “post”, affermando che l’invasione dell’Iran non ha nulla a che spartire con l’invasione della Russia in Ucraina, perché in questo caso si tratterebbe di una vera “guerra interna civile”, essendo i russi “cugini” degli ucraini, e quindi giustificando, di fatto, quanto è avvenuto e continua in quel martoriato Paese, “sovrano e indipendente” a tutti gli effetti.
Purtroppo è così: una certa sinistra, ancora immersa nel “dormiveglia” della caduta del Muro di Berlino, difende l’indifendibile e ha una visione “antiamericana” a prescindere, dimenticando che la II guerra mondiale cessò proprio per l’intervento americano.
Superfluo quasi affermare che la mia stima e amicizia per il caro Maestro rimangono inalterate, appartenendo per tradizione familiare e vocazione caratteriale alla “classe” dei moderati, cioè di quelli aperti al dialogo e al confronto con tutti, purché in sinergia con la democrazia e l’autentica libertà.
A questo punto mi corre l’obbligo di evidenziare quanto sia oggi forte e decisivo il ruolo delle donne. Comincio, per ordine di tempo, da quelle ucraine, che resistono alla morte o menomazione dei loro mariti e figli al fronte con dignità e forza, rimanendo a presidio delle famiglie. Se ci fate caso, gli inviati di guerra sono molte più donne giornaliste che uomini e hanno capacità e coraggio di avvicinarsi a pochi metri dal luogo del conflitto.
Ancora, l’“invasione” di Trump e Netanyahu non deve far dimenticare il sacrificio di migliaia di donne in Iran che, a viso scoperto, hanno sfidato il regime degli Ayatollah. “Donna, Vita, Libertà” è stato da tre anni il motto delle tante iraniane scese in piazza a Teheran e in altre città. L’ultimo rapporto del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha denunciato almeno 38.000 prove e 285 testimonianze, confermando i crimini commessi da quella teocrazia, con stupri ed esecuzioni sul posto.
Per ultimo, ma non meno importante, ho voluto riservare la mia ammirazione a un’altra donna, la mamma del piccolo Domenico Caliendo, Patrizia Mercolino. La tragedia che ha vissuto, con l’assurda morte del figlio di due anni, l’ha posta all’attenzione mediatica ogni giorno e di questa “esposizione” poteva farne una strumentalizzazione, come successo, ahimè, in altri casi di parenti morti tragicamente, con la “sostituzione” abbastanza rapida del dolore in “occasione”. La minuta Patrizia non ha seguito questa scia. Le sue prime parole sono state: “Voglio giustizia e verità, non vendetta”. E poi un appello a non strumentalizzare la commozione generale con “bonifici” di sorta, ma con la creazione di una Fondazione che si interessi delle “vittime della Sanità”. Una dignità che solo una mamma sa e può offrire all’ignava società di questo inizio millennio.
Auguri a tutte le donne, in particolare a queste donne, per la festa di domenica 8 marzo.

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