Tutte le novità
il punto
10 Marzo 2026 - 08:51
La proclamazione ufficiale della nomina di Mojtaba, il figlio di Alì Khamenei, come Guida Suprema conferma la vittoria della linea ‘dura’ dei Pasdaran non solo su quella dei clericali più tradizionalisti, tra gli 88 dell’Assemblea degli Esperti contrari a una nuova forma di “monarchia ereditaria”, ma anche sull’altra, dei potenziali negoziatori. La lezione del Venezuela - dove gli ex compagni e successori di Nicolàs Maduro hanno qualche giorno fa riallacciato formalmente le relazioni diplomatiche tra Caracas e Washington - alla mente dei Pasdaran rappresenta la minaccia più seria. Non certo nell’articolazione completamente differente del conflittosul breve periodo, la cui dinamica non dovrebbe mutare: con Usa e Israele che bombardano l’Iran e le forze di Teheran che fanno altrettanto, o cercano di farlo, mettendo nel mirino città israeliane e basi americane in Medio Oriente e bloccando i rifornimenti petroliferi. Bensì, nel futuro meno prossimo. Se e quando la sistematica distruzione delle difese e degli armamenti offensivi iraniani e il graduale affievolirsi del consenso della popolazione legata per convinzione o interesse al regime, faranno emergere le figure di pragmatici fautori del negoziato con il “Grande e il Piccolo Satana” e del dialogo con il mondo islamico sunnita. Le oscene stragi di civili dei bombardamenti americani nel secolo scorso e nel primo quarto dell’attuale, non hanno poi impedito alla grande maggioranza dei sopravvissuti di applaudire l’arrivo dei soldati Usa e di aprire sedi diplomatiche e floridi rapporti commerciali con lo Zio Sam.
Le incognite di questa guerra sono molteplici, ne abbiamo fatto cenno nelle precedenti analisi. Due su tutte. Chi avrà più ‘pazienza’: i Pasdaran o gli elettori americani che ancora s’illudono che la ricchezza e il ruolo degli Stati Uniti siano non interdipendenti ma disgiunti dalla proiezione internazionale? E il Vecchio Continente rinsavirà, si renderà l’Ue finalmente conto di quanto sciagurata sia stata l’accondiscendenza al folle progetto di proiettare la Nato verso i confini di una Russia ch’era stata recuperata alla “casa comune europea” assieme alla sua forza nucleare, alle sue riserve minerarie necessarie alla tecnologia del presente e del futuro, alle immense riserve d’energia che nutrivano le industrie e favorivano le esportazioni europee? Le immagini dell’attentato al gasdotto North Stream si diffondevano sugli schermi di tv e computer proprio quando più forte si rivelava l’espansionismo commerciale della Cina che vieppiù s’accompagnava a quello strategico.
“Abbiamo un piano specifico con molteplici opzioni per indebolire il regime e portare l’Iran ad un cambiamento”: Benjamin Netanyahu faceva ieri eco a Donald Trump mentre Teheran colpiva ancora in Iraq la città di Ebril, ‘capoluogo’ del Kurdistan autonomo, con missili e droni.
Mojtaba è la terza Guida Suprema dopo Ruhollah Khomeini (1979-1989) e suo padre (1989-2026). “Durerà poco” assicura l’inquilino della Casa Bianca. E il premier israeliano lo ha già nel mirino. A dirigere attualmente la Repubblica Islamica c’è una triade: il presidente del parlamento Maryam Ghalibaf, il capo del Consiglio di Sicurezza Alì Larijani e il presidente Masoud Pezeshkian. Ghalibaf è l’ uomo dei ‘Guardiani della rivoluzione’. Larijani gli è interessato sodàle. Pezeshkian …è stretto tra i due. Ci sarebbe l’ex primo ministro Mir-Hosein Musavi, riformista e perciò acclamato da milioni di giovani e democratici iraniani, i quali nel 2009 pagarono un grosso tributo di sangue per averlo sostenuto alle presidenziali: i Pasdaran imposero Mahmud Ahmadinejad sparando sulla folla e ricorrendo alle impiccagioni e al terrorismo. Musavi fu l’ultimo premier: la carica venne abolita, sacrificata sull’altare di una tirannia oscurantista e corrotta. Si è defilato.
La guerra continuerà. Quelle dell’America si risolvono troppo spesso in vittorie a metà o in disastri, dall’Europa abbandonata per una buona metà a Josip Stalin, alle due Coree, dal Vietnam all’Iraq, dalla Libia all’Afghanistan, passando per la Somalia, il Libano e via elencando. Vedremo quanto tempo durerà questa e come terminerà. Alcuni analisti danno a Trump il tempo che lo separadalle elezioni di Midterm. Ma è una data lontana. E avventurarsi sulle ipotesi è da profeti del Bar dello sport: che le vinca o ne esca sconfitto, come il più delle volte capita agli inquilini della Casa Bianca, lo sapremo a…novembre! Ora conosciamo solo i risultati delle ultime indagini svolte dagli istituti demoscopici. Eccoli: l'appoggio dell'opinione pubblica al conflitto con l’Iran è al 27% riferisce la Reuters-Ipsos, ma sale al 41% per la Cnn (critica per partito preso nei confronti di Trump) e raggiunge il 50% per la Fox. Di certo, solo una cosa: Trump ha vinto la prima volta la Casa Bianca promettendo un bel po’ d’isolazionismo e dopo quattro anni è stato sconfitto alle presidenziali. Ora l’obiettivo è il nuovo “contenimento”, della Cina. E mancano poche settimane al summit con Xi Jinping.
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo