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Ad 80 anni dal voto alle donne tra opportunità e stereotipi

Donne ai seggi ma anche nelle liste, un’opzione assolutamente inedita

Ad 80 anni dal voto alle donne tra opportunità e stereotipi

I numeri costruiscono la storia. Ed è un’aritmetica festosa quella che ci porta indietro di 80 anni, oggi, lo straordinario traguardo delle donne al voto. Erano elezioni amministrative ma segnarono il confine di una rivoluzione. Uno sparo nel buio, un muro che, improvvisamente, dopo mille battaglie, crollò. La metamorfosi fu solida, quasi magica. Donne ai seggi ma anche nelle liste, un’opzione assolutamente inedita. Il segno dell’evoluzione partì da uno sperduto paese tra i monti del Pollino, in provincia di Cosenza, San Sosti. Qui fu eletto il primo Sindaco donna in Italia, Caterina Tufarelli Palumbo, candidata nelle liste della Democrazia Cristiana, laureata in legge, tre figli, non aveva ancora 24 anni. Il 10 marzo di quell’ anno furono elette altre dieci donne Sindaco.

Finalmente, il primo passo istituzionale verso la parità di genere. I ritratti di queste ragazze, dal 2016, sonogiustamente tra le pareti di Montecitorio, nella Sala delle donne. Ma la Tufarelli resterà la più giovane di tutte. Poi, altri numeri. In quella tornata elettorale furono oltre duemila le donne elette nei vari consigli comunali, un successo fragoroso che culminò, nello stesso anno, dopo il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno, nell’ elezione dell’ Assemblea Costituente. Qui furono elette 21 parlamentari (9 democristiane, 9 comuniste, due socialiste ed una dell’Uomo Comune), le cosiddette Madri Costituenti.

Cos’è cambiato dopo 80 anni? Il processo di parificazione viaggia ancora con diverse velocità. Rispetto alla novità di una donna alla Presidenza del Consiglio, alla Camera la rappresentanza viaggia intorno al 30 %, in Senato al 36 %. Le presidenti di Regione sono solo tre, l’occupazione rosa è salita, per ora, al 57 % con molto lavoro precario e part time. Esistono ancora notevoli problemi su temi delicatissimi quali la trasparenza salariale, l’accesso all’ istruzione, il congedo paritario. Numeri che non aiutano dentro una cultura asimmetrica che, troppo spesso, segna profonde diseguaglianze, proponendo narrazioni che continuano a segretare privilegi in un mondo che ha semplicemente bisogno di pari opportunità.

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