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IL NOSTRO POSTO
11 Marzo 2026 - 08:55
Il governatore Roberto Fico
Tra le caratteristiche di certa politica, non è certo un mistero, c’è quella di essere “liquida”, proprio come l’acqua che, avanza in una direzione, poi la cambia bruscamente, torna indietro ma, molto più spesso, si ferma, in questo caso nello stagno dell’ideologia.
Ovviamente succede anche nel Nostro Posto e, guarda caso, la nuova Amministrazione regionale sta già confermando questa brutta abitudine. Anzi, questa volta è proprio l’acqua - perdonerete il gioco di parole - l’oggetto del contendere. Nei giorni scorsi, infatti, la Giunta guidata da Roberto Fico ha ritirato in autotutela la procedura per selezionare il socio privato della Gestione risorsa idrica campana.
La scelta è stata apparentemente giustificata con la necessità di difendere gli interessi della collettività riguardo all’accessibilità equa a una risorsa preziosa. Ma nella realtà le cose stanno veramente così oppure dietro all’apparenza, si nascondono altri motivi?
Per comprenderlo è utile riavvolgere il nastro, partendo dal fatto che la gara per individuare il socio privato era già stata sospesa dal Tar, in seguito al ricorso presentato dall’attuale gestore, Acquacampania. E proprio nella giornata di oggi si sarebbe dovuta svolgere l’udienza nel merito.
Quello che l’ufficio stampa della Regione non ha scritto è che il ritiro della procedura deriva dal fatto che l’avvocatura regionale aveva messo nero su bianco che il ricorso sarebbe stato accolto per irregolarità che caratterizzano il bando. Dunque, la retorica dell’”acqua bene comune”, tanto cara al Fico di (fu) lotta e (ora) di governo, non c’entra nulla.
Anche perché il servizio già oggi è gestito da un soggetto, Acquacampania (appunto), controllato al 95% da Italgas, che ha nella sua compagine una miriade di investitori privati. E l’assetto pubblico - privato nella gestione dell’acqua in Campania è stato blindato da Vincenzo De Luca con una legge articolata e complessa che appare francamente difficile da smontare, specie nel breve periodo, e tantomeno con una maggioranza consiliare che raccoglie interessi e sensibilità (chiamiamole così) contrapposti. E allora qual è la verità?
A mio avviso, Fico si è semplicemente mosso nell’acqua (ci risiamo) in cui nuota meglio, quella della retorica pentastellata un tanto al chilo, accompagnata da una buona dose di ipocrisia. E sapete qual è la salsa che amalgama questi ingredienti? L’immobilismo.
Ne è riprova l’altro (unico) provvedimento della Giunta Fico di cui si ha contezza: il salario minimo per il personale addetto agli appalti affidati dalla Regione Campania a imprese private. Peccato che la gara per l’affidamento dei servizi di guardiania e sicurezza agli uffici regionali è stata aggiudicata ad una ditta che ha vinto per aver offerto un ribasso del 31% del prezzo, ricavandolo proprio dai salari dei suoi dipendenti.
E, nonostante il Tar abbia già censurato questa scelta come “anomala”, stavolta la Regione targata Fico si è ben guardata dall’agire in autotutela. Viene da dire: alla faccia del salario, e del salario minimo! Queste le “azioni”, ma passiamo alle “omissioni”. Mi limito a quelle da condanna immediata al girone dantesco: sanità e trasporti. Avete visto voi qualche provvedimento in materia di sanità?
Sì è fatto qualcosa per liste d’attesa, pronto soccorso chiusi, disorganizzazione delle Asl? Manco a parlarne. Persino in occasione del dramma del piccolo Domenico, Fico non ha preso posizione e tantomeno adottato provvedimenti…. Quanto ai trasporti, non dico di tendere una mano - che so - ai pendolari della Circumvesuviana vittime da oltre 10 anni di uno sfascio senza pari, ma almeno mettere mano al disastrato management dell’Eav?
Sono eccessivo se ricordo che in campagna elettorale aveva promesso un immediato cambio di passo? Insomma, caro Fico, le cose non vanno. La luna di miele è finita, i cento giorni sono passati, le chiacchiere stanno a zero. I cittadini non possono più aspettare. E la credibilità dell’Istituzione che ora rappresenti… nemmeno.
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