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L'opinione
13 Marzo 2026 - 09:08
Svincolo di Maddaloni della A30 Caserta-Salerno
L’inaugurazione dello svincolo di Maddaloni della A30 Caserta-Salerno, realizzato da Autostrade per l’Italia con il contributo dell’Interporto Sud-Europa e del Comune di Maddaloni, è un evento a suo modo epocale. Per lo svincolo dovrebbero transitare decine di migliaia di persone al giorno.
Il Presidente dell’Interporto, Giuseppe Barletta, ha assicurato che, grazie a questa opera, gli addetti passeranno da quattromila a settimila. Il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, rimarcando che l’afflusso di tanti veicoli produrrà maggiore ricchezza, ha rivendicato al suo dicastero il merito di avere portato a conclusione un intervento di cui si era cominciato a parlare trent’anni fa e per il quale era stato firmato un accordo di programma nel lontano 2005.
C’è qualcosa che non va nella nostra burocrazia, ha rimarcato, ricordando che nel secondo dopoguerra erano bastati otto anni per dar vita all’autostrada del sole.
Il ministro ha ragione. È da sempre che, in questa e altre sedi, denunciamo la mala burocrazia. Occorre, peraltro, precisare che anche la politica in quanto tale ha forti responsabilità sugli intoppi che impediscono la realizzazione di infrastrutture fondamentali soprattutto per il nostro Mezzogiorno.
Il caso clamoroso è naturalmente quello del Ponte di Messina, per il quale si può discutere sulle modalità di intervento, ma non sull’utilità, visto che completa il corridoio ScanMed (Scandinavia-Mediterraneo), una delle principali direttrici della rete transeuropea di trasporto. Il ponte, di fatto, eliminerà l'attuale "collo di bottiglia" rappresentato dall'attraversamento con i traghetti, collegando direttamente la Sicilia al continente europeo, da Helsinki fino a Palermo.
Politica e amministrazione devono acquisire una maggiore concretezza, puntando a fare piuttosto che a disfare. Il discorso può e deve allargarsi all’area dei movimenti e a tutte le espressioni di partecipazione civica, che dovrebbero trasformarsi da ‘signori del no’ ad artefici di una nuova qualità della vita.
A Napoli, ad esempio, invece di mobilitarsi solo per opporsi a manifestazioni come l’America’s Cup, dovrebbero impegnarsi per contrastare il degrado purtroppo crescente di certi quartieri: sporcizia, cantieri eternamente aperti, servizi che non funzionano (dai ritardi dei bus alle liste di attesa della sanità). Dovrebbero, con denunce puntuali, essere da pungolo efficace e costruttivo per le istituzioni ‘costringendo’ i nostri a governanti a risolvere con maggiore rapidità problemi che angustiano le nostre vite quotidiane.
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