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l'opinione
14 Marzo 2026 - 09:04
La prospettiva di fare della regione Campania un polo internazionale dell’innovazione, suggerita dall’ex assessore della Giunta De Luca, Valeria Fascione, non è utopistica come forse, di primo acchito, potrebbe apparire. Così come non è un rituale fine a se stesso celebrare i dieci anni del polo universitario di San Giovanni a Teduccio, come si prepara a fare la Federico II venerdì 20 marzo, in occasione della Giornata nazionale delle Università promossa dalla Conferenza dei Rettori con il patrocinio del Mur. L’ateneo federiciano quel giorno aprirà il campus di Napoli est alla città, raccontandone il cammino percorso in questo primo arco di vita.
Che non si tratti solo di illusioni o di iniziative simboliche, lo dicono i numeri. Il Regional Innovation Scoreboard, con cui l’Unione Europea misura i risultati delle 241 regioni del Vecchio Continente in merito a ricerca e innovazione, dicono che la Campania in sette anni, dal 2018 al 2025, è cresciuta del 22,8%, la maggiore performance italiana (la media Paese si ferma al 15,4%). La regione è prima assoluta nella Penisola anche per percentuale di imprese giovaniliattive nell’innovazione (11,3%, a fronte dell’8,7% della media nazionale). Ed è prima per incremento delle startup innovative, addirittura +325,6% tra 2016 e 2024. Gli incubatori certificati sono 9 (secondo posto in Italia). La maggiore crescita relativa si riscontra anche nelle esportazioni high-tech, che nel 2024 costituiscono più della metà di quelle effettuate dalla Campania (53,8%).
Queste cifre dimostrano che l’alta formazione nel ‘mobile’, punta di diamante del polo di San Giovanni a Teduccio, non rimane fine a se stessa. Insieme ad altre dinamiche - come la strategia finalizzata al raccordo tra ricerca, impresa e innovazione perseguita negli anni scorsi dalle istituzioni territoriali - il ‘nuovo sapere’ contribuisce a creare impresa e sviluppo. E aumenta l’occupazione, come evidenziano le 750 assunzioni effettuate da Deloitte al 2021, le 500 di Business Integration Partners, le 400 di Kpmg Open Platform, e tante altre operate da colossi come Leonardo o Novartis.
Se, dunque, il rilancio dell’economia napoletana e campana degli ultimi anni ha poggiato soprattutto su settori più tradizionali come turismo e edilizia, in futuro si può puntare anche e soprattutto su una industria ad alto valore aggiunto, che faccia leva su un hub dell’innovazione di caratura mondiale, come quello i cui presupposti sono stati creati dieci anni orsono.
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