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La Rai riscopre Tobino e il mistero della psichiatria

Un medico che decise di operare nel suo manicomio a tempo assolutamente pieno

La Rai riscopre Tobino e il mistero della psichiatria

La Rai riscopre Mario Tobino. Uno dei più straordinari intellettuali del Novecento. Si viaggia tra i ritagli della memoria di uno psichiatra che ha saputo essere anche scrittore raffinatissimo. Attraverso la trame de “Le libere donne di Magliano“, volume intenso, illuminante, commovente. Sei puntate offerte su Rai 1 in tre serate. Stasera, il secondo appuntamento. Dentro, ci sono le diapositive di come eravamo. Fragilità, amore e Resistenza negli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale. L’affresco di un Paese attraversato da una cupa malinconia.
Tobino meritava questa riscoperta. È figlio di una prosa che si muove costantemente tra cronaca e originalità tecnica. Nelle sue pagine, ti prende per mano, ti accompagna con le sue storie ma ti tiene costantemente sveglio con una descrizione magica, improvvisa, tagliente, con un inatteso identikit che, improvvisamente, abbozza una figura umana, la scolpisce, ne modula i tratti. Capace di conoscere Viareggio nel profondo, di dare spazio, anima, al presente ed al passato, lasciando intatto il salmastro, il libeccio, quella Darsena che, da inferno dei poveri, si trasformerà, nel tempo, nel paradiso dei ricchi.
Un medico che decise di operare nel suo manicomio a tempo assolutamente pieno. Senza andar via, senza avere altre case, senza distaccarsi praticamente mai dai suoi malati. Perché quello imponeva la legge della sua professione. Due piccole stanze, un letto singolo appoggiato al muro, una finestra per percepire gli umori, i gemiti, le perversioni dei pazienti, nient’ altro. Un’ immersione totale in quella realtà, nello sgomento verso il mistero della mente umana e della follia. Prodromi di quella battaglia che, negli anni, lo porterà in contrasto con la Legge Basaglia e la chiusura di quelle strutture.
Una delle testimonianze più intime ed intense della psichiatria italiana. Perimetrata da un suo aforisma che vive di sconcertante modernità: “La diversità non è un mostro da temere ma, semplicemente, un orizzonte da scoprire“.

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