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IL NOSTRO POSTO
18 Marzo 2026 - 09:14
Ormai ci siamo. Domenica e lunedì prossimi saremo chiamati ad un appuntamento storico perché, per la prima volta, i cittadini, con il proprio voto al referendum confermativo, potranno decidere direttamente su di una riforma che tocca le basi del nostro sistema giudiziario.
Una modifica attesa da decenni, necessaria per rendere la giustizia finalmente più moderna, equilibrata e soprattutto più giusta. È doveroso ricordare i tre pilastri su cui si fonda la riforma: separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti (pm); creazione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici, l’altro per i pubblici ministeri, i cui componenti saranno selezionati mediante sorteggio; introduzione di un’Alta Corte disciplinare, con la funzione di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati.
Insomma, una riforma senza colore politico, nata nel solco dell’impegno di uomini di destra e di sinistra che, per decenni, hanno sostenuto la necessità di dare compiuta attuazione ai principi costituzionali, in esecuzione del percorso avviato, quarant’anni fa, da Giuliano Vassalli, giurista di valore e partigiano antifascista, allora ministro della Giustizia.
Ecco perché dispiace davvero che questa lunga campagna referendaria sia stata letteralmente avvelenata da fake news, ricostruzioni tanto false quanto inquietanti, processi alle intenzioni, allarmismi e soprattutto tanta, tanta, ipocrisia.
Una strategia pericolosa che ha attuato una sistematica e scientifica azione di disinformazione con pochi precedenti nella storia della Repubblica. Non citerò i nomi degli avvelenatori di pozzi, né di quei politici e magistrati che, per anni, si sono detti favorevoli a una riforma per cambiare la giustizia e che adesso, per meri motivi ideologici e interessi personali e di cordata, si sono letteralmente rimangiati la loro stessa parola, schierandosi per il “No”.
Credo sia più importante spiegare come la riforma si proponga di superare tutte le anomalie di un sistema che - lo dicono i fatti - negli anni ha dimostrato enormi lacune e provocato danni gravissimi alla credibilità stessa della giustizia. Cominciamo dal principio del giusto processo, secondo il quale ogni cittadino ha diritto ad essere giudicato da un giudice al di sopra delle parti.
Credete che oggi si percepisca davvero la terzietà del magistrato giudicante? Io no. Come può essere percepito terzo e imparziale un giudice che, nel corso di un processo, si trova davanti un pm con cui ha condiviso carriera, formazione, scelto i medesimi rappresentanti negli organi di autogoverno o che aderisce alla sua stessa corrente?
Sia chiaro, qui non si vuole mettere in dubbio l’integrità di questo o quel magistrato, ma sottolineare che la riforma si propone di impedire alla radice vincoli di “colleganza”, presupposto fondamentale per far affermare la reale e chiara terzietà del giudicante.
E questo si ottiene attraverso la separazione della carriere, attraverso l’istituzione di due distinti Csm con il sorteggio dei componenti, unico strumento per mettere fine al sistema correntizio gestito dall’Anm. Di cosa parliamo? Di gruppi di potere politico che, attraverso l’elezione dei propri esponenti nel Csm, minano dall’interno l’indipendenza e l’autonomia del singolo magistrato, decidono della sua carriera, dei suoi trasferimenti, insomma, del suo intero percorso professionale.
Un sistema in cui non c’è spazio per il merito e che mette ai margini chi si dichiara indipendente. È questo che la Lega, nel segno di una battaglia di civiltà condotta dal vicepremier Matteo Salvini insieme al ministro Giuseppe Valditara, alla guida dell’Associazione ‘Lettera150’, sta spiegando ai cittadini nel corso della campagna referendaria.
Lo fa informando, dicendo come stanno veramente le cose, argomentando nel merito, con il supporto di dati, testimonianze e fatti inequivocabili, quelli che dimostrano che, così com’è, in Italia la giustizia non funziona e danneggia il cittadino e uno dei suoi diritti fondamentali. A questo punto, c’è da smontare un’altra menzogna della sinistra, che sta facendo passare il messaggio secondo cui la riforma della giustizia riguarderebbe esclusivamente la magistratura e i magistrati.
Non è così: è in ballo il destino stesso di ogni singolo cittadino. In un sistema giudiziario in cui il merito non conta o in cui gli errori di un pm o di un magistrato giudicante sono quasi sempre coperti dalla corrente di appartenenza, il pericolo di essere vittima di un errore giudiziario e finire in galera da innocente, il rischio di rivedersi riconosciuta la ragione da un tribunale dopo anni e anni di un percorso estenuante incombono, non si può pensare di essere indenni.
Può toccare a ciascuno di noi. Basta un solo dato: tra il 2017 e il 2024, sono stati arrestati ingiustamente 6.485 italiani, poi risarciti dallo Stato con un costo per tutti noi di circa 280 milioni di euro. Quanti magistrati sono stati sanzionati per questo? Appena 10, con 9 censure e un trasferimento. È necessario sottolineare che questi numeri trasferiscono un senso di impunità a chi decide di amministrare la giustizia con superficialità o parzialità? Un’ultima cosa.
Mi ha sinceramente disgustato leggere e sentire slogan come “Stanno provando a cambiare la Costituzione”… Del cinismo di chi li utilizza ho detto. Ma queste affermazioni sono false innanzitutto nel merito. La Costituzione, nel corso dei suoi quasi 80 anni di vita, è stata cambiata 45 volte, con interventi di revisione approvati da maggioranze di ogni colore politico, di centro, centrodestra e centrosinistra.
Ecco, noi siamo per la verità che deve prevalere sempre, a maggior ragione quando sono in ballo valori fondanti della comunità. Ed è questo lo spirito che ha animato ed animerà la nostra campagna referendaria per il “Sì”. Lo faremo anche stasera, nel corso di una maratona televisiva (in onda su Telecapri) dalle 19 alle 21, in cui continueremo a spiegare, attraverso la testimonianza di vittime di giustizia, l’intervento di avvocati, magistrati, donne e uomini delle Istituzioni, le ragioni per cui bisogna recarsi alle urne il 22 e il 23 marzo e dire “Sì” a una riforma che cambierà in meglio la giustizia. Ognuno è chiamato a fare la sua parte, nessuno si tiri indietro o si volti dall’altra parte.
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