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Il dibattito
21 Marzo 2026 - 09:17
Non è la complessità del quesito referendario a rendere ostica la materia su cui siamo chiamati a votare. Bensì la nebulosa creata ad arte per deformare la portata dell’appuntamento al voto. A poche ore dalla scelta fanno riflettere le verità non dette. Prima mancata verità: la Costituzione non si tocca!
Se così fosse i Costituenti non avrebbero previsto, all’art.138 la procedura per modificarla. Dal 1948 a oggi la Costituzione è stata infatti modificata 20 volte. Seconda mancata verità: su materie complesse non si arriva al Referendum, ma si fa di tutto per trovare una maggioranza qualificata in aula.
Nella cosiddetta Seconda Repubblica, la nostra bellissima Carta è stata rimaneggiata 4 volte, sempre con il passaggio referendario. Solo per memoria, al governo, 3 volte su 4, c’erano sinistri o stellati. Il primo di tali referendum (peraltro partecipato dal 34% dei cittadini e concluso con maggioranza di SÌ) chiedeva di votare “la modifica del Titolo V della II parte della Costituzione”! Facile, no!?
Tra l’altro, dico, soprattutto ai cittadini del Sud, la tutela speciale alle aree fragili del paese, Mezzogiorno e isole, con quell’intervento, è scomparsa dalla Costituzione e l’organizzazione dello Stato è stata talmente stravolta che persino chi ha voluto la riforma oggi non vuole attuarla.
Terza mancata verità: é una riforma della destra contro la magistratura. Il fronte del si è trasversale alle culture politiche - socialisti, democratici, liberali, repubblicani, popolari - e a tutte le categorie sociali. Anche molti Pm e molti giudici sono favorevoli. Quarta mancata verità: la separazione delle carriere è contro l’assetto costituzionale attuale.
Incontrovertibile certezza: la separazione delle carriere è, invece, prevista dalla Costituzione all’art. 111 dove dice “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità davanti a un giudice terzo e imparziale”. Con la riforma si adegua l’organizzazione della magistratura alle regole del processo.
Quinta mancata verità: la riforma non migliora il sistema giustizia. Superfluo, ma non troppo, ricordare che una maggiore efficienza delle pubbliche funzioni si ottiene con una migliore fisiologia ordinamentale dei suoi operatori. Doveroso invece segnalare che “a dibattimento circa la metà dei processi che si celebrano con il rito ordinario (50,5%) e oltre i due terzi dei giudizi di opposizione al decreto penale (69,7%) si concludono con una pronuncia di assoluzione.”, dati della relazione del primo presidente della Cassazione del 2022.
Tassi così alti testimoniano di azioni penali che in buona parte avrebbero potuto essere stroncate prima, con risparmio di lunghe sofferenze umane e di vite distrutte ed anche di costi di sistema e di risarcimenti. Un giudice pienamente terzo guarderà in futuro l’azione penale così come oggi guarda la difesa e potrà fare giustizia delle ragioni vere, risparmiando processi inutili.
Sesta mancata verità: il sorteggio uccide la democrazia. L’antica Grecia, da cui abbiamo appreso la democrazia, ci hanno trasmesso le tre virtù del sorteggio: uguaglianza dei punti di partenza e delle opportunità, imparzialità e indipendenza e disintermediazione degli interessi parziali. Tutte virtù magiche per l’amministrazione della giustizia.
Settima mancata verità: il legislatore ha invaso un campo non proprio! Eppure la separazione dei poteri prescrive che il Parlamento faccia le leggi, il Governo le attui e i giudici le applichino. Il tema è che da quasi 4 decenni il graduale indebolimento del potere legislativo, ha consentito una confusione dei ruoli, con un Parlamento sempre più esecutivo, un Governo sempre più legislativo e una magistratura sempre più creativa. Quindi ultima e macroscopica mancata verità: questa riforma fa temere che ognuno torni al suo posto e che si ricostituisca il meccanismo dei pesi e contrappesi pensato dai nostri costituenti per mettere in equilibrio il sistema.
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