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Il declino demografico del Sud 
diventi una priorità politica

Su una questione così importante dovrebbe aprirsi un serio e responsabile dibattito

L'inverno demografico è già qui: servono natalità e sicurezza

Le ricorrenti stime sull’andamento demografico del Mezzogiorno, da Neodemos, a Svimez, al Centro Studi Tagliacarne, evidenziano, pur con qualche differenza nelle cifre, una stessa linea di tendenza. Se nell’arco temporale dal 2014 al 2025 l’Italia ha perso 1,4 milioni di abitanti, tre quinti o addirittura poco meno di tre quarti del calo riguardano il Sud.
E le cose sono destinate a peggiorare, sia su scala nazionale che macroterritoriale. Nel Mezzogiorno la popolazione dovrebbe ridursi più del 40% entro il 2080, a fronte di una minore ma pure molto marcata flessione nazionale (meno del 23%).
Il fenomeno è grave, anche perché nel Sud è accresciuto sia dalla forte diminuzione della natalità, sia dalla persistente emigrazione di tanti giovani laureati. Un patrimonio intellettuale su cui il Mezzogiorno, con famiglie e istituzioni, ha investito, ma che poi ripaga con gli interessi, in altre regioni del Paese oppure all’estero, quanto ha ricevuto dal proprio territorio in istruzione e formazione.
Su una questione così importante, per l’Italia e per il Sud, dovrebbe aprirsi un serio e responsabile dibattito nel Paese, che investa la società civile e, naturalmente ancora di più, le forze politiche di maggioranza e di opposizione.
Si è appena usciti da una tornata referendaria su un tema di sicura rilevanza come quello della giustizia, che peraltro ha lasciato le cose così come stavano. È giusto e opportuno che il popolo venga chiamato a emettere il suo verdetto su questioni strategiche di tale portata. Sarebbe peraltro ora che anche su temi che sembrano lontani nel tempo, ma che riguardano il futuro delle nuove generazioni, si prestasse adeguata attenzione.
Sono tanti gli interventi possibili, quanto meno per arginare il trend demografico negativo.
Da una formazione sempre più rispondente alle esigenze delle imprese, a politiche di sviluppo infrastrutturale e industriale molto più mirate alla rinascita del Mezzogiorno, fino al miglioramento della qualità della vita delle zone interne del Sud, dalla risorsa idrica ai collegamenti fisici e alle reti virtuali.
È giunto il momento che su queste sfide si affrontino partiti e schieramenti, non per limitarsi a criticare ciascuno le posizioni dell’altro, ma per puntare a cambiare il corso delle cose per davvero, magari recependo anche il meglio di quanto proposto dall’avversario politico. È un salto di qualità di cui ha bisogno la nazione, che non può continuare a ipotecare il proprio avvenire semplicemente sulla base di un sì o di un no.

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