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lo straniero
29 Marzo 2026 - 11:06
Si dice che Napoli sia un palcoscenico dove la postura conti più della verità e della realtà. Le opere che vi si rappresentano sono tutte tragicomiche, con diverse sfumature. Quasi totalmente comiche quando l’ex governatore della Regione Campania ripete 42 volte di aver svolto un lavoro così eccellente durante i suoi due mandati che il suo successore non avrà più nulla da fare per diversi anni. Già più drammatica quando si parla del caso della cabinovia della funicolare caduta sul monte Faito, dove ci sono stati due morti e un ferito gravissimo. Anche in quel caso viene dichiarato, subito dopo l’incidente e prima di qualsiasi indagine, che tutto era in ordine sul piano della manutenzione, cosa che in realtà non è risultata vera: 23 imputazioni! Il caso è straziante, assolutamente drammatico per quanto riguarda la storia del piccolo Domenico, morto a seguito di un trapianto di cuore in ospedale. Una lettera aperta indirizzata al governatore Roberto Fico dal Comitato dei trapiantati nella quale si riportava che “dopo la morte del piccolo Domenico Caliendo emergono in modo drammatico la disorganizzazione e la mancanza di trasparenza che circondano la gestione del Centro Trapianti del Monaldi. Come pazienti del centro trapianti continuiamo a non sapere con chiarezza da chi e come il Centro venga gestito. Dai giornali apprendiamo che il responsabile del programma trapianti non c’è più, ma nessuno ci dice se e come questa figura sia stata sostituita” e si chiedeva alla Regione Campania di mandare “una figura terza a garantire, fin da subito, trasparenza, organizzazione e una gestione chiara e responsabile del percorso trapiantologico al Monaldi. Chiediamo che venga fatta piena luce su chi decide, con quali responsabilità e con quali risorse, restituendo ai pazienti e alle loro famiglie la fiducia in un sistema che oggi percepiamo fragile, confuso e poco leggibile”. Spetta naturalmente alla giustizia indagare su questa vicenda, ma se collego questa lettera alla mia esperienza personale all’ospedale Cotugno e al Cardarelli, giungo alla stessa conclusione: incompetenza evidente da parte dei medici, condiscendenza nei confronti del paziente e burocraziainefficiente nella gestione dell’ospedale. Avevo interpretato tutto ciò come un fatto culturale proprio della professione e della regione. In piena coerenza con i miei pregiudizi, è bastato un solo giorno all’Associazione cardiotrapiantati italiani – Sezione Campania – per replicare riguardo alla propria eccellenza: “Non esiste alcun vuoto di potere, il sistema è solido e monitorato per tutelare il diritto alla salute dei pazienti in lista d’attesa e dei trapiantati. Abbiamo piena fiducia nell’attuale operato istituzionale all’indomani della bufera che ha colpito il Monaldi. È perfettamente in grado di garantire i suoi standard di eccellenza nelle cure e nel follow-up.”
“Circolate, non c’è niente da vedere una volta di più”, mi sono detto. Proprio come il crollo dell’edificio della “Vela” a Scampia nel luglio 2024 non è colpa di nessuno. Anche se, da quindici anni una relazione di ingegneri diceva al sindaco di Napoli di evacuare immediatamente l’edificio.
Al contrario, questa volta ho avuto una bella sorpresa: il nuovo governatore della Regione Campania ha preso in considerazione la denuncia dei pazienti trapiantati e ha fatto avviare un’indagine. Dopo l’istruttoria regionale sulla vicenda del piccolo Domenico Caliendo e “sulle gravi disfunzioni emerse nella gestione dell’Azienda dei Colli” si legge in una nota, il governatore Roberto Fico ha disposto l’adozione di una prima serie di misure che intendono rispondere all’esigenza prioritaria di proteggere i pazienti, riorganizzare il sistema e accertare le responsabilità. Nell’attesa che l’indagine giunga a compimento, vengono sospese tutte le attività del reparto dei trapianti cardiaci pediatrici del Monaldi.
Da quando vivo a Napoli, è la prima volta che vedo un responsabile politico regionale prendersi la briga di affrontare la situazione. In linea di principio non sono favorevole al Movimento 5 Stelle, perché si definisce “antisistema”. Per conto mio, preferisco che il sistema progredisca insieme alla società verso maggiore giustizia sociale e civiltà. Fatta eccezione per la città di Napoli, dove è tradizione per gli eletti negare i problemi, siano essi di sinistra o di destra. Le cose non cambiano mai, qualunque sia il colore dell’amministrazione comunale, come tutti gli analisti concordano nello scrivere. Perciò, non ho obiezioni a che si cambi questo sistema, anche se è poco probabile riuscirci, perché è il riflesso della nostra società, che più di ogni altra porta le tracce dell’ancien régime. Ma il fatto che la Regione, appena eletta, reagisca nel modo giusto alla lettera dei pazienti invece di ignorarla, getta una luce di speranza in tutti coloro che amano Napoli e vogliono vederla progredire. Se la Regione non avesse ordinato questa indagine, il chirurgo e la sua assistente non sarebbero nemmeno indagati oggi di “falso in atto pubblico”, e saremmo rimasti alla dichiarazione dell’eccellenza del reparto.
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