Tutte le novità
Il ricordo
30 Marzo 2026 - 08:27
Bruno Contrada
Con la sua scomparsa, avvenuta il 12 marzo scorso all'età di 94 anni, si è chiusa la parabola terrena di Bruno Contrada, esemplare servitore dello Stato che dedicò una vita intera alla lotta contro la mafia. Nato a Napoli nel 1931, entrò in Polizia nel 1959 e si distinse subito alla Questura di Palermo, dirigendo la Squadra Mobile dal 1973, combattendo per anni con coraggio e fermezza la criminalità mafiosa e indagando a fondo su casi emblematici come il rapimento di Mauro De Mauro.
Passato alla Criminalpol e poi al Sisde nel 1982, coordinò i centri del servizio segreto civile in Sicilia e Sardegna e contribuì a colpire potenti interessi criminali, in anni caratterizzati dalle vicende di sangue e di malaffare che appartengono a quel triste passato che tutti conosciamo.
La Vigilia di Natale del 1992 il mondo gli crollò addosso. Arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, basata su dichiarazioni di pentiti come Tommaso Buscetta e Gaspare Mutolo, Contrada fu stritolato da una serie infinita di assurdi procedimenti giudiziari durati anni e anni.
Condannato in primo grado a 10 anni nel 1996, fu assolto in appello nel 2001, ma la Cassazione confermò la pena nel 2007: scontò 4 anni in carcere e 4 ai domiciliari fino al 2012, tra sofferenze morali e un grave, progressivo deperimento del corpo, al limite estremo della sopportazione.
Protestò fieramente contro le accuse false ed ingiuste rivoltegli e difese con le unghie e con i denti la sua dignità e la sua onorabilità calpestate, rifiutando ogni richiesta di grazia, pur di non ammettere colpe inesistenti.
Non si piegò: "Passerò all'altro mondo da incensurato", ripeteva, mentre la Corte europea dei diritti dell’uomo condannava l'Italia due volte, nel 2014 per detenzione disumana a causa delle condizioni di salute di Contrada e nel 2015 per violazione del principio "nulla poena sine lege". Nel 2017 la Cassazione revocò la condanna del 2007, la Polizia di Stato revocò il provvedimento di destituzione e nel 2023 Contrada ottenne un risarcimento, seppur parziale, per ingiusta detenzione.
Bruno Contrada non mollò mai, difendendo sino in fondo la sua integrità, consapevole, come tutti coloro che lo avevano conosciuto sul campo, di aver condotto benissimo il suo lavoro di investigatore. La sua tenacia, nonostante decenni di calvario -carcere ingiusto, processi reiterati, angherie - è stata quella di un uomo che, pur stremato, ha saputo resistere a un accanimento giudiziario incomprensibile e fine a se stesso, rifiutando di chinare la testa.
Con la sua morte si è chiuso il ciclo delle sofferenze in vita di un innocente perseguitato, ma il suo caso resta un orribile esempio di ingiustizia e di prevaricazione giudiziaria fatta di persecuzioni continue, condanne su basi inconsistenti, violazione di diritti elementari e induce a riflettere su un sistema che mostra limiti e storture evidenti e che, per essere veramente giusto ed equo per tutti, ha davvero assoluta necessità di essere riformato.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo