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CARTE DA VIAGGIO

La fotografia e la vita, a Napoli una grande tradizione

Una città che, con una macchina fotografica in mano, non ha mai conosciuto la paura

La fotografia e la vita, a Napoli una grande tradizione

Mimmo Jodice

La fotografia è una storia d’amore con la vita. Parole di Burk Uzzle, straordinario fotoreporter americano, membro di Magnum Photos, alle spalle un archivio di sei decenni che cattura, tra l’altro, il mito di Woodstock e l’assassinio di Martin Luther King. Si tratta, in realtà, di un’arte in profonda evoluzione, non solo in chiave tecnica.

Ricordo, negli anni settanta, quando ero giovane, esistevano pochi, grandi fotografi. Oggi, paradossalmente, basta osservare i social per scoprire che abbiamo almeno un miliardo di  fotografi. Tutti, dai propri cellulari, scattano nervosamente e quotidianamente.

Ed al di là di chi fa divulgazione, corriamo il rischio di banalizzare tutto, di ridicolizzare una professione straordinaria senza che una voce si levi in sua difesa. Ma attenzione, il differenziale tra foto d’autore ed immagine seriale resta notevole e basta una semplice, prima occhiata per rendersene conto.

Così come appare evidente che chi pone sui social un piatto con gli spaghetti alle vongole lo fa perché, probabilmente, non ha nient’altro da dire. Oggettivamente, non credo sia colpa sua. Quella immagine è semplicemente il riflesso della sua cultura enogastronomica.

Napoli, comunque, è stata sempre all’avanguardia della fotografia. Sin dai tempi della dagherrotipia presentata, tra l’altro, per la prima volta in Italia proprio a Napoli nel 1839, stesso anno della scoperta, da Macedonio Melloni la cui testimonianza figura tra i reperti del Museo di Napoli – Collezione Bonelli.

Da Gibertini a Bernoud, e, successivamente, da Sommera Mauri, migliaia di lastre hanno poi ritratto la Napoli di fine secolo e quella che si affacciava sul Novecento. E sotto il Vesuvio, come in tutte le grandi capitali europee, c‘era una moltitudine di studi fotografici in virtuosa competizione.

Poi, nel secolo nuovo, ecco spuntare Ferdinando Lembo, un professionista amato dallo stesso Salvatore Di Giacomo e, quindi, nel procedere verso la seconda guerra mondiale Riccardo Carbone e i fratelli Troncone, fino ad Alfredo Foglia e Antonio Beuf. Una platea di ottimi artisti mossisi tra la foto d’autore ed il fotogiornalismo.

Impossibile ricordarli tutti. Giova citare, tra gli altri, Caio Carruba e Franco Esse e, più recentemente, Mimmo Jodice, Luciano D’Alessandro, Antonio Biasucci e Fabio Donato. Una scia di personaggi ed immagini che accompagnano la grande tradizione fotografica di una città che, con una macchina fotografica in mano, non ha mai conosciuto la paura.

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