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Il commercio sta morendo: al Vomero è crisi profonda

Bisogna mettere in campo iniziative efficaci per supportare economicamente le attività in difficoltà

Il commercio sta morendo: al Vomero è crisi profonda

È una vera e propria ecatombe: non c’è settimana che, nel quartiere collinare del capoluogo partenopeo, il Vomero, zona commerciale per antonomasia, non si registri la chiusura di qualche negozio, anche in questo inizio di primavera. La crisi economica, in uno alla lievitazione dei costi di gestione, a partire dai canoni di locazione, che in alcune strade ha raggiunto valori esorbitanti, e i gravi irrisolti problemi del traffico e del trasporto pubblico, hanno messo in ginocchio il terziario commerciale che ha rappresentato, per oltre un secolo, la principale attività produttiva del quartiere collinare, con circa duemila esercizi commerciali, alcuni dei quali della grande distribuzione, presenti su un territorio di appena due chilometri quadrati.

L'ultimo esercizio commerciale a chiudere in questi giorni è stato il negozio di abbigliamento Blandolino, posto al civico 2 di via Kerbaker, ad angolo con via Cimarosa. Una ditta presente al Vomero dal 1958, fondata da Antonio Blandolino e proseguita dal figlio Vito. In questi giorni, dopo 68 anni di attività, sono scomparse anche le insegne e sulle vetrine, che, fino a poco fa, ospitavano i capi di abbigliamento per donna, uomo e bambino, sono stati affissi i manifesti per la ricerca di un nuovo affittuario.

Ad ogni modo non è l’unica novità che si registra in questo periodo nell'ambito del quartiere collinare partenopeo: in un raggio di poche centinaia di metri si osservano infatti le saracinesche abbassate di numerosi esercizi commerciali, solo in parte sostituiti, per lo più con l'apertura di attività legate alla vendita e alla somministrazione di cibi e bevande. Purtroppo, nel silenzio delle istituzioni preposte, aziende che, in oltre mezzo secolo di vita, hanno reso famosi gli esercizi commerciali di tradizione del Vomero, continuano a scomparire. Purtroppo l’elenco si aggiorna e si allunga continuamente con una preoccupante cadenza ravvicinata.

Negli ultimi anni hanno chiuso il Bagaglino, Abet, Coppola, Daniele, Monetti, nel solo tratto pedonalizzato di via Scarlatti, le librerie Guida in via Merliani e Loffredo in via Kerbaker, le profumerie Lupicini e Pepino in via Luca Giordano. Per ricordarne solo alcune, tra le più rinomate e conosciute, ma l’elenco è molto più consistente. Se si va avanti di questo passo, senza alcun intervento concreto, che non si limiti a qualche provvedimento sporadico o che rimane nei cassetti polverosi, da parte sia della Regione Campania che del Comune di Napoli, al Vomero potrebbero essere ancora tanti i negozi destinati a scomparire. E, come dimostrano i fatti, per risollevare la grave situazione che si è determinata nel terziario commerciale, non bastano iniziative effimere, come quelle organizzate negli anni passati, della durata di una notte. Occorrono interventi concreti e continuativi.

Bisogna mettere in campo iniziative efficaci per supportare economicamente le attività in difficoltà. Invece permane il silenzio totale. Solo per esemplificare, anche la legge regionale n. 11 del 10 marzo 2014, per la “valorizzazione dei locali, dei negozi, delle botteghe d’arte e degli antichi mestieri a rilevanza storica e delle imprese storiche ultracentenarie”, approvata dal Consiglio regionale della Campania, non ha ancora trovato la sua piena attuazione, dal momento che occorrerebbe innanzitutto procedere al censimento di tutte, e non solo di alcune delle attività che potrebbero fruire dei benefici previsti nella normativa varata. Bisogna, dunque, fare presto e bene.

Anche perché, perdurando il ritmo di chiusure di esercizi commerciali registrate negli ultimi tempi, potrebbe, tra l'altro, sempre più assottigliarsi il numero di aziende con requisiti tali da poter attingere alle provvidenze, anche economiche, previste da tale legge. Laddove, invece, in altre Regioni italiane, come il Piemonte, la Lombardia e il Lazio, la normativa che istituisce le botteghe storiche, in vigore da lustri, ha potuto contribuire a salvare tante attività commerciali e artigianali, che, altrimenti, avrebbero rischiato di scomparire per sempre.

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