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lettera al direttore
02 Aprile 2026 - 09:09
Gentile Direttore, gli ultimi accadimenti che registrano un aumento esponenziale di reati commessi da minori credo siano il “fenomeno” che più ci debba preoccupare, al di là delle guerre che pure sono vicino “casa nostra” e sono una vera “mattanza” per tante popolazioni. È di martedì l’ultimo episodio delittuoso e di qualche giorno fa l’accoltellamento di un’insegnante ad opera di un quattordicenne che, tra l’altro, non si è nemmeno pentito del male procurato.
Gli avvenimenti di scontri tra bande di minorenni nelle famose “movide” sono un fatto così acclarato che quasi non fa più notizia se un ragazzo accoltella un suo coetaneo per “postarsi”, poi, sui social a mo’ di “eroe” per il gesto compiuto. Stiamo parlando di tredicenni, quattordicenni, anche di dodicenni, e la società intera resta impaurita per tanta violenza incontrollata, tra l’altro proprio per la mancanza di maturità nell’adolescente violento, che non ha il minimo spirito di autocritica per il gesto compiuto, come accaduto, ad esempio, per l’accoltellamento di una docente scolastica, il cui autore non ha mostrato né mostra segni di pentimento.
La violenza a scuola credo sia quella più preoccupante e detestabile, perché segna un solco tra chi avverte la “missione” di inculcare i princìpi di una successiva e più completa cultura e chi non solo se ne infischia dell’apprendimento, ma scrive sulla propria maglietta espressioni di odio per il semplice rimprovero ricevuto. Sulla violenza a scuola credo bisognerebbe scrivere capitoli interi, anche in merito alla responsabilità familiare: oggi i genitori, solo in parte per fortuna, non sono minimamente disposti a collaborare con l’insegnante per dare una “dritta” al proprio figlio; anzi, sono in prima fila per aggredire il docente che si è “permesso” un rimprovero.
Come sono lontani i tempi in cui il docente era considerato, dal discente e dalla famiglia stessa, come un “somministratore” di apprendimento e conoscenza. Non a caso, infatti, la sedia e la scrivania dell’insegnante o del professore era, ed è ancora, chiamata “cattedra”. La sua etimologia è di origine della nostra cultura occidentale (cathedra in latino, kathédra in greco), a simbolo di una sedia speciale per chi possedeva conoscenza e scienza. Non a caso, infatti, nella nostra religione cristiana le chiese più imponenti e dove si faceva più cultura erano chiamate “cattedrali”.
Nel 2° Congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria e Psicopatologia Forense, la presidente Liliana Lorettu ha esposto dati allarmanti: in un solo anno gli omicidi giovanili sono passati dal 4% all’11%. L’analisi psicopedagogica è profonda, ma non si può ignorare che aggressioni, bullismo e omicidi stessi nascono spesso da futili motivi. E qui mi taccio sulle carenze familiari e istituzionali, che spesso non avvertono il cambiamento del ragazzo o della ragazza compresi tra i 12 e i 18 anni.
Dice bene la professoressa Lorettu quando afferma che, più della repressione, bisogna pensare alla prevenzione, il che vale per tutti i cittadini ma soprattutto per i minorenni. Tuttavia avverto la necessità di lanciare un segnale di luce e speranza per la società del domani. I giovani che delinquono sono in netta minoranza rispetto a quelli che sentono già la responsabilità della “guida” del futuro.
Faccio due esempi. Insieme ai miei colleghi del direttivo dell’Arec (Associazione ex Consiglieri Regionali) stiamo “battendo” tutto il territorio campano per ascoltare i ragazzi dei licei musicali che si esibiscono in performance di musica classica e leggera. Abbiamo istituito per loro un premio con una borsa di studio e una premiazione che vedrà tutti gli istituti musicali delle scuole medie superiori esibirsi in una serata finale a Città della Scienza. Ovviamente ci avvaliamo della straordinaria cultura musicale dei vertici del Conservatorio San Pietro a Majella, con il quale esiste una grande sinergia e collaborazione.
Ascoltare centinaia di ragazzi che, oltre agli studi di routine, si impegnano a suonare strumenti complessi e articolati è un ottimo “biglietto da visita” per la generazione “Alfa”, che costituirà la prossima società dirigente e non. A una mia domanda a un ragazzo sul perché, oltre agli studi normali, avesse aggiunto un ulteriore “aggravio” scegliendo la sezione musicale del suo liceo, mi ha risposto con un concetto profondo da tenere a mente per tutti i popoli: “La musica ha un linguaggio universale”. Chi legge uno spartito musicale non ha bisogno di interpreti che traducano le rispettive lingue e la coralità nell’essere armoniosi con strumenti diversi avvicina tutti noi agli altri, senza distinzioni di razza, ceto o colore. Quanta verità e quanta saggezza.
Questo ragazzo, come i suoi “colleghi”, ha trovato nella musica il suo entusiasmo e la sua esuberanza giovanile, senza coltelli o corpi contundenti in tasca. Mi piace, poi, portare all’attenzione dei lettori la grande cerimonia del giuramento degli allievi dell’Accademia Aeronautica, avvenuta ieri alla Rotonda Diaz, con l’usuale passaggio delle mitiche “Frecce Tricolori”. Qui “gioco in casa”, come si suol dire: sono un generale, seppure in pensione, dell’Aeronautica Militare, con quarant’anni di servizio attivo, già docente per due lustri nell’Accademia di Pozzuoli.
In questa sede si formano ufficiali, uomini e donne: piloti, navigatori, ingegneri, commissari, armi, medici. Sono giovani provenienti da tutt’Italia che hanno superato un concorso durissimo, al quale partecipano più di 5.000 ragazzi per un totale complessivo di 155 posti. Senza contare, poi, anche i concorsi per marescialli e per le diverse forme di ferma, ai quali partecipano migliaia di concorrenti.
Penso spesso a questi giovani e alla loro ferma volontà di servire la Patria, uscendo dall’Accademia con titoli di studio di assoluto valore ed eccellenza, grazie anche al collegamento strutturale con i docenti dell’Università Federico II.
Allora l’amarezza di non aver saputo trasmettere ai giovani d’oggi i valori ricevuti dai nostri padri si attenua di molto con questi esempi. Il delinquere porta con sé l’eco dell’azione delittuosa e fa più notizia. Per fortuna la “maggioranza silenziosa” della società per bene, e anche dei giovani, è molto più rilevante, anche se resta il dovere, per ciascuno nel proprio ambito, di recuperare i più riottosi.
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