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La riflessione

Toponomastica al femminile ma resta l’ombra della violenza

Appena il 3,5% delle strade sono intitolate a donne, tranne rarissime eccezioni, tutte o sante o regine

Toponomastica al femminile ma resta l’ombra della violenza

Nel mese di marzo Napoli ha visto un significativo avvio di riassetto al femminile della toponomastica del Vomero da parte della Commissione Toponomastica del Comune. Due gli interventi: il 19, su indicazione della scrittrice Ersilia Di Palo, sono state intitolate alla pittrice Artemisia Gentileschi le scale che uniscono via Luca Giordano con via Aniello Falcone e il 26 in via Annella di Massimo, che collega il borgo di Antignano con via Consalvo, si è apposta, dietro interessamento della Commissione Pari Opportunità dell’Ordine degli architetti di Napoli, una nuova targa per precisare il vero nome dell’artista del ‘600, Diana De Rosa.

Si è scoperto, infatti, che Annella Di Massimo è il soprannome attribuito all’epoca a Diana quale discepola del grande Massimo Stanzione: Annella è il vezzeggiativo di Diana e Di Massimo attribuisce, appunto, l’appartenenza alla scuola artistica del maestro. Dalle pagine del libro “Storia delle donne di Napoli” della scrittrice Yvonne Carbonaro si apprende, inoltre, che “la donna fosse la pupilla del maestro, il quale si recava spesso da lei, anche in assenza del marito per controllare i suoi lavori e per elogiarla.

Sul loro rapporto si è a lungo discusso, le fonti antiche riportavano infatti un intreccio romanzesco secondo cui la donna sarebbe morta per mano del marito ingiustamente geloso.” Diana, quindi, a quanto pare, quantunque sul suo certificato di morte si legga che è morta per cause naturali a soli 41 anni, pare, invece, sia stata vittima di femminicidio.

Oltre al suo nome anagrafico sotto la nuova targa c’è anche un QR, predisposto dall’Ordine degli architetti, inquadrando il quale si può conoscere l’intricata storia. La toponomastica simboleggia l'evoluzione storica, politica e culturale del Paese ma appena il 3,5% delle strade sono intitolate a donne, tranne rarissime eccezioni, tutte o sante o regine.

Napoli, però, sta correndo ai ripari e, grazie all’effervescenza culturale cittadina di singole personalità e di sodalizi professionali unitamente alla volontà politica del Comune, ora i toponimi cittadini rendono onore anche a due grandi pittrici.

La bella notizia, presenta, però, un risvolto amaro perché è inevitabile pensare che sia Artemisia Gentilesci che Diana De Rosa siano state vittime di violenza maschile: la prima subì uno stupro riconosciuto dalla giustizia dell’epoca, la seconda uccisa dal marito che temeva di essere tradito. Insomma passano i secoli ma la storia della violenza di genere cambia poco.

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