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LO STRANIERO

L’indagine giudiziaria sul Monaldi ci rivela ogni giorno nuovi elementi

A prevalere l’immagine che si ha all’estero degli ospedali del Sud

L’indagine giudiziaria sul Monaldi ci rivela ogni giorno nuovi elementi

La tradizione napoletana del “caffè sospeso” è una delle più belle e anche delle più eleganti, perché rappresenta la generosità totalmente anonima. Il donatore non cerca il minimo tornaconto, nemmeno il riconoscimento o i ringraziamenti del beneficiario.

Essa si oppone in tutto e per tutto alla volgarità delle “fondazioni” di marchi come L’Oréal o Louis Vuitton, che rendono ostenta la loro generosità per trarne profitto. Dietro il loro dichiarato obiettivo di beneficenza a favore di una causa di interesse sociale, queste grandi società fanno pubblicità, con lo scopo mascherato di migliorare la propria immagine. A un costo più basso della pubblicità classica inoltre.

Ancora meno degno di stima è l’ospedale Monaldi, che mette in evidenza l’eccellenza del proprio servizio di fronte alla morte di un bambino nella quale è impiegato. Infatti, dopo il decesso del piccolo Domenico, durante un trapianto di un cuore già in pessimo stato, l’indagine giudiziaria ha rivelato carenze ovunque: - 7 medici incriminati per “omicidio colposo in concorso” riguardo all’intervento chirurgico in sé; - la falsificazione della cartella clinica in merito al timing da parte del primario e della sua assistente; - e, a margine di questo dramma, leggo sul giornale, come un dettaglio in più, ma che ha tutta la sua importanza, che l’igiene della cucina non soddisfa affatto i requisiti.

Che eccellenza, a qualsiasi livello! Ma nonostante i fatti che emergono ogni giorno, la direttrice generale dell’Azienda dei Colli non risponde ai genitori dei bambini trapiantati nei reparti; poi riceve una serie di complimenti dall’Associazione dei Trapianti Cardiaci della sezione Campania: “una persona dall’alto livello sia scientifico che umano”; infine sottolinea con fermezza la sua azione come fondamentale… ed aggiunge: “sono certa che le trattative sul risarcimento si svolgeranno bene”.

Con questa frase vuole dire che basta proporre un importo tre volte inferiore a quello inizialmente richiesto dall’avvocato della famiglia Caliendo, affinché poi egli accetti la metà della somma. La direttrice aggiunge: “che queste trattative dovranno svolgersi in modo sereno e soprattutto nel rispetto reciproco”.

In questo modo sembra voler dare una lezione di educazione alla parte avversa prima dell’inizio delle trattative. Riconosco chiaramente nella Iervolino il profilo psicologico implacabile e dialetticamente abile dell’élite sociale incarnata dai manager delle multinazionali.

A coronamento di tutto, l’avvocato della famiglia del piccolo Domenico ha presentato una denuncia lo scorso Sabato Santo per “diffamazioni sociali dal chirurgo ed anche pressioni” subite da parte di alcuni colleghi. Sarebbe stato strano che l’Azienda dei Colli non avesse fatto valere la sua rete di relazioni influenti e di un certo peso politico in questa triste vicenda.

Hanno anche cercato “di difendere la propria immagine di eccellenza della sanità in Campania” tramite una lettera aperta in cui affermano che non si deve generalizzare partendo da “un singolo episodio”. Peccato che un’indagine condotta in 23 ospedali della regione di Napoli indichi che 18 di essi presentano carenze e negligenze gravi.

A prevalere sarà quindi l’immagine che si ha all’estero degli ospedali del Sud — “non farti mai curare nella regione di Napoli” — su quella che essi cercano di imporci con le loro dichiarazioni: “la nostra eccellenza, la nostra eccellenza, la nostra eccellenza”. La stampa parla giustamente delle divergenze inconciliabili e del confronto sempre più teso tra le due parti.

Per dare il mio contributo, ho chiesto al direttore di un grande reparto di medicina d’avanguardia di un ospedale napoletano di offrirci la sua visione del proprio universo. Grazie a lui avremo un punto di vista interno, lucido e di qualità, su un mondo oggi sotto accusa — né una critica impulsiva influenzata dalle rivelazioni che emergono ogni giorno dall’indagine giudiziaria, né la propaganda dell’ospedale Monaldi che cerca di non assumersi le proprie eventuali colpe. Una testimonianza preziosa che troverete in un prossimo articolo di questa rubrica. 

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