NAPOLI. Le elezioni regionali in Campania saranno un banco di prova che non riguarderà soltanto il futuro governatore. C’è qualcosa di nuovo sotto il sole, anzi di antico: la crescita di Fratelli d’Italia che, a livello nazionale, viaggia in una forbice virtuale tra il 15 ed il 18%. Anche se la leader, Giorgia Meloni, più che ai sondaggi si affida al voto. Entro le prossime due settimane di agosto terminerà la fase che meno appassiona i futuri elettori: quella dell’assemblaggio delle liste. Da un lato ci sono fibrillazioni e composizione delle coalizioni - a parte chi correrà da solo - che ruotano attorno all’apparato di “De Luca Presidente”, con le molte liste “ad personam”; dall’altro un centrodestra che esce dalla querelle del “fuoco amico”, tra la linea a trazione leghista e quella del semplice moderatismo, per l’irrompere di una migliore alternativa della nuova destra che la supera.

Le previsioni parlano di una partita chiusa, ma il candidato governatore del centrodestra, Stefano Caldoro, ha già da tempo in corso una campagna sul territorio, programmatica e di confronto, che non potrà a lungo essere ignorata e certamente porterà alcuni frutti. Dalle infrastrutture ai rifiuti, l’esito del voto regionale di settembre sarà importante anche per Napoli, in vista della costruzione di un’alternativa per il dopo de Magistris.

Cosa potrà sortire dal traino di Fdi? Nella base c’è ottimismo. Ciro Manzo, coordinatore-portavoce della quinta municipalità di Arenella-Vomero e segretario amministrativo cittadino, valuta che «le liste di Fdi sono competitive e privilegiano il territorio». Si avrà la misura vera del ritorno della destra che eredita anche quel che rappresentò il “laboratorio politico partenopeo” dei Parlato, dei Pontone, dei Rastrelli e altri, l’opposizione dialogante, una ortodossia delle svolte per il governo del territorio e la buona amministrazione. Una continuità ideale che va da Almirante a Tatarella, nel rinnovamento, sotto la nuova veste di un polo di sovranisti e conservatori per un centrodestra coeso e forte. Il pragmatismo patriottico della Meloni - «la virtù sta nel mezzo» - scevro da tentazioni stataliste e non iperliberista, serve in Campania e in Italia, come in Europa, a contribuire ad una uscita ordinata dall’attuale crisi.

Una leader e un partito decisi e coerenti, senza il vizio di picconare e del muro contro muro fine a se stesso. Con buona pace delle demonizzazioni di sinistra.

Arturo Stenio Vuono*

* presidente Associazione “Azimut” Napoli