ROMA. «Gli dò 30 mila euro perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico». Sarebbe questa l'intercettazione in cui l'imprenditore ed ex parlamentare di Forza Italia, Paolo Arata, consulente della Lega, avrebbe chiamato in causa  l'ex sottosegretario Armando Siri durante un colloquio di settembre 2018 con il figlio Francesco e con Manlio Nicastri, figlio dell'imprenditore Vito, il “re” dell'eolico. È questa l'intercettazione alla base del filone romano dell'inchiesta in cui si ipotizza il pagamento di una tangente all'ex sottosegretario. Nicastri, ritenuto dai pm siciliani vicino a Cosa Nostra, avrebbe cominciato a collaborare e lo scorso 8 luglio è stato sentito dai magistrati di Roma. Per giovedì prossimo è fissato un incidente probatorio durante il quale sia Vito che il figlio Manlio riferiranno ai pm capitolini. «Stando alle intercettazioni, Siri avrebbe preso 30mila euro da Arata. Se fosse confermato stavolta dovrebbe dimettersi Salvini che, solo una settimana fa, fottendosene delle indagini in corso ha portato Siri al Viminale all'incontro con le parti sociali». Lo scrive su Twitter il deputato del Partito Democratico Carmelo Miceli, componente della commissione Antimafia.