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IL PRINCIPE LEO VON HOENBERG IN CAMPO

«L’ Europa? Può salvarla solo la sua cultura cristiana»

Appello alla riscossa morale e culturale del Vecchio Continente: «È il momento di gridare che il re è nudo. L'Ue è un super-stato controllore »

«L’ Europa? Può salvarla solo la sua cultura cristiana»

Il Principe Leo Von Hoenberg

CIVITELLA DEL TRONTO«In Europa dobbiamo recuperare l’amore per la nostra cultura cristiana, che è quello che ci unisce, e le caratteristiche comuni da instillare nelle nuove generazioni».

Il Principe Leo von Hohenberg, pronipote dell’arciduca Francesco Ferdinando d’ Asburgo-Este, il cui assassinio a Sarajevo nel 1914 portò alla guerra mondiale, lacerando l’Europa, ha indicato le sue coordinate per una riscossa morale e culturale del Vecchio Continente intervenendo al Convegno di studi della Comunione Tradizionale, guidata dal prof. Pucci Cipriani.

«Il Cristianesimo è una chiamata per trasformare la vita, non l’affermazione di ideologie utopistiche, e neanche una tolleranza autodistruttiva. L’Unione Europea è una enorme macchinazione: concepita come un mercato comune, è stata trasformata da tecnocrati in un super-Stato controllore», ha detto in un discorso molto applaudito, che è un annuncio di discesa in campo.

Il ROMA gli ha rivolto alcune domande.

Il Finis Austriae, (la perdita dell’Impero austro-ungarico, ndr) influenza ancora la cultura europea?

«La cultura europea è molto influenzata dal globalismo e dall’apparato mediatico, così una piccola nazione come l’Austria non ha oggi un grande ruolo. Ma certamente abbiamo una grande eredità culturale che influenza ancora il mondo, soprattutto nella musica. Quando vado a New York mi citano The sound of music, un film che non avevo neanche visto, ma nell’Europa attuale non esportiamo molto della nostra cultura. Grandi reti di ONG hanno trasformato l’imposizione di principi errati in un affare multimilionario attraverso il controllo della cultura, dell’insegnamento e dell’arte. Il Cristianesimo difende la libertà di espressione e dobbiamo essere molto preoccupati quando vediamo che i Governi impongono la censura con il pretesto di difendere la democrazia. La loro narrazione è così lontana dalla realtà che debbono sopprimere le libertà di parola perché la gente possa crederci. Il super-Stato controllore e la censura servono a mantenere in piedi le loro fallaci ideologie. Quando non si vogliono prendere in considerazione né i fatti né gli argomenti, resta solo la manipolazione. C’è in corso una guerra spirituale, la verità è stata coperta da una coltre di menzogne e la gente ha troppa paura per gridare che il re è nudo. Io sono qui per farlo. È il momento di alzarci in piedi, di parlare chiaro e di combattere per i nostri valori cristiani».  

C’è un peccato d’origine dell’Unione Europea?

«È nata come un mercato economico, gestiva la produzione dell’acciaio, fissando le quote di produzione per ciascun Paese e la quantità di armi che si potevano produrre, aveva l’obbiettivo di superare le frontiere commerciali e finanziarie tra le Nazioni. Ma oggi la burocrazia di Bruxelles continua ad estendere il suo potere fino ai minimi dettagli della vita quotidiana, con una mentalità centralista che deriva dalla Francia. E il centralismo è pericoloso. Non rispetta le culture nazionali e locali e impone una cultura e una mentalità contrarie alle diversità. Invece si può imparare da culture diverse e trovare delle soluzioni. Ma se si centralizza tutto ogni diversità si perde. Al contrario, dobbiamo centralizzare quello che abbiamo in comune tra le Nazioni europee, e la UE dovrebbe occuparsi solo delle questioni sovranazionali, senza interferire nella politica interna dei singoli Paesi. Oggi le nazioni europee hanno meno poteri degli Stati degli USA».

Nelle crisi mondiali, dall’Ucraina alla guerra in Iran, l’UE si mostra impotente…

«Per poter avere un impatto, l’UE dovrebbe avere una potenza economica e militare, ma è lontana dai livelli monetari e finanziari degli USA e non ha una politica estera. La politica estera di Bruxelles è dettata dagli americani, che hanno truppe in Europa, dispongono della NATO, e investono molti soldi in Europa, dove hanno influenza politica. A tutto questo la UE non ha niente da opporre, come si è visto con la vicenda dell’attentato esplosivo al gasdotto North Stream 2, che non è stata ancora chiarita. Credo che siano queste le ragioni per le quali l’Europa non ha più un grande ruolo nel mondo: non ha una strategia e un potere globale. Basta guardare alla guerra in Ucraina: la UE non è stata neanche chiamata a sedersi al tavolo delle trattative di pace, ci sono solo gli USA e la Russia. L’Unione Europea Dovrebbe cambiare profondamente, ma per farlo dovremmo prima decidere che cosa vogliamo e che cos’è l’Europa. Pensiamo ancora di essere una colonia americana...».

Il fallimento della UE è anche dovuto alla mancanza di credibilità dei leader politici europei?

«Sì. La UE è un sistema politico molto centralizzato, nel quale non si vota per delle persone, si vota per partiti che poi decidono chi mandare a Bruxelles. E lì, nessuno chiede loro che cosa vogliano. Si agisce contro la sovranità delle nazioni, si decide contro la volontà dei popoli. E i popoli si chiedono che cosa fanno i loro rappresentanti. Non c’è nessun rapporto tra loro e la Commissione europea. I tecnocrati della UE vivono in una sorta di universo ideologico parallelo alla realtà e insistono nei loro deliri utopistici. Questo può essere molto pericoloso. Nella Storia, abbiamo visto che cosa succede quando le idee dei leader sono molto lontane dalle aspettative dei loro popoli. Non finisce mai bene. A Bruxelles sono molto lontani dalle aspirazioni degli europei, ecco perché c’è sfiducia verso i leader. Quello che le nazioni europee hanno veramente in comune, è l’eredità culturale cristiana. I valori cristiani sono l’unica base per costruire una vera leadership».

 

 

 

 

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