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24 Marzo 2026 - 10:04
Il referendum indirizza la sua bussola sul No ed il risultato, sul piano dei numeri, offre squarci inattesi. Si pensava ad una competizione incerta, sul filo di lana, spalla a spalla. Un gap di oltre 7 punti era sinceramente inatteso. Proviamo a cercarne le chiavi di lettura. Doveva essere semplicemente una sfida referendaria, tutta incentrata sui temi della giustizia. La guerra inscenata da Trump in Medio Oriente ha, invece, terremotato ogni equilibrio. La mossa inattesa degli Stati Uniti ha sviluppato inevitabili ripercussioni internazionali, ha trasformato, anche in Italia, un test elettorale in appuntamento politico, costringendo la stessa Meloni a scendere personalmente in campo, mettendo in campo tutto il carisma del suo ruolo.
Poi, giova ammetterlo, i comitati del No hanno sviluppato una migliore tensione comunicativa, incentrando la loro campagna sulla necessità di non stravolgere, in sette punti, una Carta Costituzionale figlia della nostra storia democratica. Infine, i casi mediatici della Santanchè prima e di Del Mastro poi, a pochi giorni dal voto, hanno sicuramente inciso e deciso sull’universo degli incerti. Insomma, una serie di variabili indipendenti che hanno convinto l’elettorato ad un voto allargato (affluenza record intorno al 59 %), sollecitando alla partecipazione tutte le grandi aree metropolitane. Morale: mentre scriviamo il Sì vince solo in Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, il No nel resto d’Italia.
Si ha la sensazione, però, che sul risultato non incida tanto la politica (i numeri offrono uno scenario ben più ampio delle percentuali del campo largo) ma una comune sensibilità della società italiana trasformatasi, nelle ultime settimane, in cemento identitario. Bene ha fatto la presidente del Consiglio a ribadire che il voto referendario non avrebbe avuto ripercussioni sul Governo. Ma, a poco più di un anno dalle elezioni politiche, bisogna necessariamente registrare qualche ulteriore assetto con gli alleati e stringere qualche vite malferma.
Ma ci sono nuove incertezze anche nel centro – sinistra dove, alla luce del successo, Giuseppe Conte viene finalmente fuori dal suo attendismo ed invoca per la prima volta, in modo chiaro, le primarie per la leadership della coalizione.
Napoli straripa verso il No (75 % contro 25), soprattutto nelle aree più borghesi. È presto per tranciare analisi ma si ha la sensazione, dai primi dati, che, a livello locale e nazionale, il voto giovanile abbia orientato la competizione in modo chiaro.Emerge, comunque, un elemento che fa ulteriormente riflettere. Con questi numeri, nella prospettiva delle Politiche, tra un anno si rischia l’ingovernabilità. E la riforma della Legge Elettorale appare oggi un nuovo, irrinunciabile traguardo.
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