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il caso

La Meloni chiede alla Santanchè di dimettersi

La premier apprezza il passo indietro di Del Mastro e Bartolozzi e va in pressing sulla ministra

La Meloni chiede alla Santanchè di dimettersi

È un pressing sempre più serrato - se non un braccio di ferro - quello che si registra ai piani alti di Palazzo Chigi su Santanchè. Dopo il passo indietro di Delmastro e Bartolozzi sarebbe stato recapitato un messaggio alla ministra: Daniela, la situazione è insostenibile, serve un tuo passo indietro. Non è chiaro se a trasmetterlo sia stata direttamente la premier o suoi emissari. La risposta, però, sarebbe stata un niet. Da qui, la decisione della presidente del Consiglio di avallare un comunicato di fuoco per chiedere le dimissioni di Santanchè.

Eppure, fino a poche ore prima della nota - giudicata "insolita" negli stessi ambienti parlamentari - di Palazzo Chigi, l'entourage della ministra continuava a respingere l'ipotesi di dimissioni. "Domani al lavoro come sempre", il mantra ripetuto nelle ultime ore. Poi, l'accelerazione. La giornata della premier è stata interamente assorbita da una serie di incontri con lo stato maggiore di Fratelli d'Italia. Sul tavolo, non solo la gestione del contraccolpo politico seguito al ko referendario del 22-23 marzo, ma soprattutto la necessità di dare un segnale di compattezza e "rigore" all'opinione pubblica. L'obiettivo, viene spiegato, è "risolvere" rapidamente i dossier interni che riguardano esponenti coinvolti in vicende giudiziarie, evitando che continuino a trascinarsi e a indebolire l'azione di governo.

La presidente del Consiglio esprime "apprezzamento per la scelta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione". Ma è la frase successiva a pesare come un macigno: Meloni "auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo Daniela Santanchè". Un invito che, nei fatti, suona come un cartellino rosso. Anche perché arriva mentre la premier si prepara a partire per Algeri, dove è attesa per una missione delicata. L'idea, viene spiegato, è evitare che le tensioni interne accompagnino la presidente del Consiglio all'estero, replicando uno schema già visto in passato.

Nessun incontro sarebbe invece in programma con il capo dello Stato Sergio Mattarella. Né Meloni sarebbe intenzionata a chiedere al Parlamento un voto di fiducia sul governo dopo la sconfitta alla consultazione popolare, una strada ritenuta non necessaria perché non ci si trova davanti a una crisi politica. La vicenda gestita in prima persona dalla premier vede in silenzio gli altri membri del governo, i ministri di Forza Italia e della Lega. Solo il ministro salviniano Roberto Calderoli si limita a una battuta: "Io penso solo all'Autonomia...", assicurando che la riforma bandiera del suo partito non avrà contraccolpi dopo la battuta d'arresto referendaria. Anzi: "L'autonomia sta meglio, va meglio...". Fino all'ultimo Nordio ha provato a difendere Delmastro. "Sono certo che riuscirà a chiarire", le sue parole intervenendo a Skytg24 stamane. E sulla sconfitta al referendum il ministro della Giustizia si era accollato la 'colpa politica' del flop: "Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica".

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