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La riflessione
29 Marzo 2026 - 11:10
Qualche settimana fa l’ex premier spagnolo Josè Maria Aznar, in visita a Roma per la “Frattini Lecture” della Fondazione InGenio, svoltasi alla Camera in memoria di una personalità, più volte ministro, giurista molto apprezzato, in una intervista al “Corriere della Sera” ha spiegato, come meglio non si poteva, le cause a monte di un guazzabuglio politico locale, nazionale e globale. Molto illuminanti anche per certi sviluppi odierni dopo l’esito del voto referendario. “Il populismo - ha detto - è stato ed è oggi la cosa peggiore in politica sia a destra sia a sinistra. È un nemico molto serio delle democrazie, delle libertà”. In sintesi la “deriva populista", ovunque la stessa, in tutte le versioni, seppur con parole diverse, sta nei sistemi politici verso leader o movimenti,che contrappongono un "popolo" ideale a "élite" corrotte o fatte apparire tali, semplificando o strumentalizzando complessi problemi sociali ed economici. Un fenomeno responsabile di torsioni illiberali, che ha indebolito le istituzioni democratiche e lo Stato di diritto. Quanto già scritto qualche anno fa sullo specifico, inquietante populismo grillino da Giuseppe De Rita, prestigiosa figura di studioso, il primo a elencarne anomalie, malefatte, rimarcando la spregevole, sistematica campagna denigratoria della politica e delle istituzioni per trarre profitti elettorali dalla loro delegittimazione. Legittimate solo se a occuparle sono i populisti.Un tema questo, seppur in generale, sfiorato di recente anche da Papa Leone XIV che ha stigmatizzato il comportamento di chistrumentalizza la rabbia della gente. Da poter dire di star dentro tutti a una “miscela populista di identificazione messianica tra capo e popolo, di retorica anti-sistema e una polarizzazione, finalizzata non a dirimere i conflitti ma a moltiplicarli. Fra torsioni illiberali, potenziale evoluzione verso autocrazie, formazioni anti-elite, cui la legittimazione elettorale serve più a disfare che a costruire”. Poiché il populismo campa di demagogia e digiustizialismo, insomma di riti sommari, bisogna chiedersi se sia giusto seguirlo, assecondarlo, in un percorso, si sa, politicamente finalizzato solo al discredito dell’avversario. Si parla sempre e con ragione della nostra Costituzione come la più perfetta del mondo. A molti cultori però fa comodo dimenticare che lo è ancora di più sul valore del garantismo e contro ogni pregiudizio o brama giustizialista nell’articolo 27. Ne riportiamo solo il comma 2, più importante e più indigesto a molti onorevoli forcaioli, che dice: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condannadefinitiva”. Aver fatto dimettere qualche giorno addietro un ministro e un sottosegretario coinvolti in vicende giudiziarie da considerare ancora non colpevoli, è stato un regalo del Governo a un’opposizione, secondo una profezia azzeccata di Renzi di un “Pd grillizzato”. Che ha voluto il taglio sconsiderato dei parlamentari e ora è ogni giorno impegnato in un quotidiano avvilente “karaoke”: “Giorgia Meloni venga in Parlamento”, “Riferisca in Parlamento Giorgia Meloni”, illudendo così di far dimenticare tutto questo. Di fronte a montanti scorciatoie giustizialiste, giova ricordare che il processo di inserimento del vecchio Pci nell’area del potere procedette attraverso una seriaelaborazione politica e rigorosi atti legislativi non slogan. La centralità del Parlamento non è una ribalta di logori karaoke ma è quella teorizzata prima da Pietro Ingrao, eletto presidente della Camera nel 1976 e poi dall’esperienza dei governi di Unità nazionale - presieduta da Andreotti fino alla fine degli anni ’70 - che hanno costituito le tappe di un processo propositivo elegislativo, capace di allargare la presenza dei partiti nelle istituzioni, nelle aziende pubbliche, nella società, nella cultura, e fino all’interno dei più gelosi fra i poteri dello Stato (Commissione Antimafia, Commissione sui Servizi Segreti, sulle stragi), in definitiva determinando anche il peso crescente del Pds, poi diventato Pd, nella vita politica e in quella pubblica. Tutt’altra storia da Elly-Spot e Il “Conte grilletto”.
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