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01 Aprile 2026 - 08:37
Fateci caso, ogni volta che il Governo di centrodestra mette in campo misure per migliorare la vita dei cittadini e rendere più forte e moderno il Paese, parte il coro dei “no a prescindere”. In questi anni, però, nessun altro progetto dell’Esecutivo è stato più colpito da un ostruzionismo insensato e preconcetto, condito dai soliti interventi strumentali di certa magistratura, del Ponte sullo Stretto di Messina. Eppure si tratta di un’opera dalla valenza storica e strategica fondamentali che, grazie allo straordinario lavoro e all’impegno senza sosta del vicepremier e ministro Matteo Salvini, è finalmente destinata a diventare realtà dopo oltre 50 anni di parole. Infatti, se risale al dicembre del 1971, con la legge n. 1158, il progetto per il “collegamento viario e ferroviario fra la Sicilia e il continente”, abbiamo dovuto attendere il 2022 e la spinta fondamentale del leader della Lega per attivare le leve necessarie - a partire dalla dotazione finanziaria - a garantire all’Italia di una infrastruttura dall’importanza strategica senza precedenti. E così i cantieri per il Ponte - ostruzionismi permettendo - partiranno già nell'ultimo trimestre del 2026 perchè l'iter delle miriadi di approvazioni amministrative previste dalla nostra asfissiante burocrazia stratificata è finalmente destinato a completarsi entro la fine di questa estate, con buona pace di “gufi”, pseudo ambientalisti e benaltristi vari.
Il ponte più lungo al mondo: 3.300 metri di campata unica, sorretta da due torri di 399 metri di altezza, tre corsie stradali per senso di marcia, due di servizio, due binari ferroviari e marciapiedi laterali pedonali. Insomma, un gigante d’acciaio e tecnologia che non serve solo a collegare la Sicilia alla Calabria, ma è sopratutto l’anello (finora mancante) del Corridoio Scandinavo-Mediterraneo che, già nel 1994, fu inserito fra i progetti fondamentali dal Consiglio Europeo di Essen proprio perchè strategico per i collegamenti fra l’Europa e il resto del mondo. È un’opera destinata a rivoluzionare i collegamenti e i trasporti, oltre ad avere un impatto positivo sulla vita di milioni di italiani, a partire dal risparmio di tempo. Sapete oggi, per coprire la distanza tra Villa San Giovanni e Messina, quanto si impiega in treno? Fra i 120 e i 180 minuti. Esattamente quanto ci voleva 100 anni fa! Col ponte basteranno 15 minuti... Dieci minuti, invece, il tempo per la percorrenza col l’auto, mentre oggi, con un traghetto, si impiegano in media tra i 70 e i 100 minuti. Ma, ben oltre il tempo, i benefici del Ponte vanno misurati relativamente agli enormi riflessi su economia e occupazione. A fronte dei 13,532 miliardi di euro che occorreranno per la sua realizzazione - investimento interamente coperto con finanziamenti pubblici, anche europei (perchè appunto l’Europa crede in questo progetto) - il Ponte, durante la sola fase cantieristica, produrrà 23 miliardi di euro di Pil, creando ben 120mila nuovi posti di lavoro. Basterebbero queste cifre a smontare la narrazione diffusa da quasi tutti gli esponenti della sinistra che arrivano a negare l’evidenza e combattono una battaglia che non è soltanto contro l’opera in sé, ma contro il Sud. La fiera dei negazionisti ipocriti odierni si apre - direi ovviamente - con quel Giuseppe Conte che, da premier, aveva invece dichiarato il proprio impegno alla realizzazione dell’opera. Altrettanto macchiettistica la figura di Elly Schlein che, a digiuno di argomenti, ha trasformato l’attraversamento dello Stretto in una romantica traversata magari da gustare al chiar di luna. Lo avesse detto, per esempio, ad uno dei centinaia di migliaia di autotrasportatori inchiodati ogni giorno in file interminabili ai due lati dello Stretto avrebbe ricevuto una risposta che manco la pernacchia di Eduardo de Filippo ne "L'oro di Napoli”… Ma, si sa, sono da cose come queste che si comprende la distanza siderale di certa politica con la vita reale delle persone. È appunto contro questa falsa narrazione che è nata, sabato scorso, la manifestazione “L’Ora del Ponte”. Con Matteo Salvini, i governatori di Sicilia e Calabria e i rappresentanti delle Istituzioni, hanno scelto di metterci la faccia sopratutto i rappresentanti delle imprese, dei sindacati, del mondo dell’associazionismo anche del terzo settore che hanno ribadito tutti i grandi vantaggi per la nostra terra e dichiarato il loro fastidio per certo negazionismo fariseo. Con loro, in piazza, migliaia di cittadini, senza bandiere e simboli di partito, presenti, al di là dell’appartenenza e del colore politico, con lo spirito positivo di una comunità diffusa che vuole testimoniare il proprio sostegno ad una visione e ad un progetto di benessere, crescita, modernità, ricchezza e tantissime opportunità per i territori. Si potrebbero aggiungere tante cose, ma ne basta una sola. Sono già oltre 30.000 i giovani del Sud che, prima ancora della cantierizzazione del Ponte, hanno formalizzato la loro disponibilità a lavorare per realizzarlo e che vi lavoreranno certamente. Tutti progetti di vita che, grazie a quest’opera, sono destinati a tradursi nella possibilità di restare nella terra in cui sono nati e cresciuti, di costruire qui il loro futuro e di contribuire a rendere l’Italia più grande. Ecco, soltanto il pensiero della serenità offerta a quei giovani, una goccia nel mare immenso di questa moderna “Grande Impresa”, mi scalda il cuore. Senza falsità e retorica, dunque, il “Ponte degli italiani” è un ponte sul futuro di tutta la Nazione che ci rende ancora più orgogliosi di essere italiani.
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