Imprenditore sociale classe ’91, è il fondatore di Opportunity Onlus con la quale gestisce 3 beni confiscati alla camorra al Rione Sanità e coordina una grande rete di fondazioni, associazioni e imprese sociali in tutta la Provincia di Napoli. Davide D’Errico è il volto nuovo di questa campagna elettorale, tra i più attivi sui social network grazie ai suoi 60mila follower guadagnati a suon di post. È nipote di una vittima innocente della camorra, suo nonno Lucio fu ammazzato per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Le sua azioni solidali hanno già fatto parlare i telegiornali di tutto il paese. L’ultima in ordine di tempo è stata l’inaugurazione del primo “Vicolo della Cultura” in Italia, a via Montesilvano: dove prima c’erano spacciatori oggi ci sono libri e opere d’arte. È candidato alle prossime elezioni Regionali in Campania con Centro Democratico per De Luca presidente.

Da associazionismo a politica, come mai questa scelta?

«È una riflessione che ho maturato durante l’emergenza sanitaria. Mi sono detto che l’attivismo da solo non basta davanti ai grandi problemi del nostro tempo. Ed è nato quindi il desiderio di proseguire il mio impegno provando a fare ancora di più. È arrivato un tempo della storia in cui noi giovani, quelli impegnati nell’anticamorra, non possiamo più permetterci rimanere fermi. Questo tempo ha bisogno del nostro impegno e del nostro coraggio».

Dove interverresti maggiormente per migliorare la regione?

«Sono 7 i punti che ho individuato, anzi abbiamo individuato insieme ad un comitato con il quale abbiamo redatto il Manifesto dei Giovani di Napoli. In primis grande attenzione ai bambini, per tutelarli ci vuole un “Piano Marshall” per evitare la dispersione scolastica. Viviamo in una terra meravigliosa e dobbiamo combattere, usare quel famoso “lanciafiamme”, contro chi inquina. E poi ci sono i beni confiscati alla camorra che andrebbero restituiti alla comunità, farli utilizzare gratuitamente da giovani professionisti che non possono permettersi uno spazio per lavorare, uno studio. Fondamentale riportare a casa i giovani talenti. E ancora candidare Napoli Capitale della Cultura, un servizio obbligatorio di pubblica utilità per chi usufruisce del Reddito di cittadinanza e una progettazione europea di cittadinanza».

I giovani possono dare il giusto impulso?

«Possono e devono farlo in politica, così come nella società. Ed è per questo che dobbiamo batterci per essere ascoltati, messi in condizione di esprimerci. Mai più lavoro non retribuito per i giovani: questa deve essere l’ossessione della politica, qui al Sud. Una parte dei soldi che occorrono li prenderemo simbolicamente da un taglio degli stipendi dei consiglieri regionali. Perché davanti ad una crisi economica così forte non possiamo più tollerare che un consigliere regionale guadagni 10.000 euro al mese, mentre i nostri fratelli, i nostri figli, dopo aver studiato, fanno stage e tirocini gratuiti».

Cosa faresti per riportare i giovani talenti in Campania?

«Non è giusto che oggi i i nostri ragazzi studiano, si laureano, si specializzano per lavori che qui non faranno mai. Due milioni di persone sono andate via dal nostro SUD negli ultimi 10 anni non per scelta, ma per trovare un lavoro. E allora proponiamo cinque misure forti per il lavoro stabile. Un “piano lavoro” per l’assunzione nella pubblica amministrazione di tutte le figure necessarie a garantire i servizi essenziali che oggi non ci sono; Un rimborso regionale, cofinanziato con le università, di 500 euro al mese per tutti i giovani che devono svolgere tirocini obbligatori e abilitanti; Una misura di sgravio fiscale per chi assuma giovani talenti under 35 che erano residenti in Campania e ora sono residenti in altre parti del mondo; Trasformare la periferia est di Napoli e in particolare il quartiere di San Giovanni Teduccio nella Silicon Valley italiana, con una zona economica speciale per le attività del mondo tech e digital e un imponente investimento sulle infrastrutture tecnologiche di base; Un piano di zero tasse regionali sul lavoro per tutte le aziende che assumano con contratto a tempo indeterminato giovani under 35».