ROMA. "Io non ho fatto pressioni per riaprire, o ci fidiamo delle valutazioni del Comitato tecnico scientifico e del ministro della Salute o cambiamo mestiere. Io non sono un epidemiologo o un virologo. La differenza non la fanno 3, 4 giorni in meno. Se ci avessero detto di aspettarli lo avremo fatto". Così il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini a Ombinus su La7 in merito alla gestione delle riaperture nella Fase 2 dell'emergenza coronavirus. "I numeri – prosegue – dicono che la curva è al ribasso, perfino in Lombardia. Soprattutto per quanto riguarda gli accessi in pronto soccorso di contagiati, che sono i dati che contano. Qualche quota di rischio va presa sennò non riapriremo mai, ma bisogna mandare tutti i dati a Roma ogni giorno e analizzare la situazione, tenendosi pronti a operare delle restrizioni se la curva dei contagi cambia".

"Mi pare che dopo il 4 maggio – sottolinea Bonaccini -, quando tornarono al lavoro 5 milioni di persone, la curva ha continuato a scendere, dopo la riapertura del 18 maggio, proprio in questi giorni, si può fare una valutazione e si prova a ripartire. Dobbiamo fare di tutto per invitare le persone ad avere comportamenti responsabili". Riguardo il coordinamento nazionale sulla raccolta dei dati, Bonaccini commenta: "C'era stata qualche difficoltà solo all'inizio e non mi pare che in Europa sia stato messo in campo lo stesso livello di monitoraggio che in Italia".