Vito Zagarrio, sceneggiatore, critico cinematografico, regista, al Cinema dal 22 febbraio con il suo ultimo film “Le Seduzioni”, un thriller dei sentimenti, tratto dal romanzo “Le Seduzioni di Inverno”, di Lidia Ravera”. Qui ci racconta il suo film, uno spaccato della società moderna, del conflitto uomini donne, con un messaggio finale, la possibilità di riscattare se stessi.

«E’ una romance con risvolti drammatici, con venature di giallo, un discorso filosofico sulla realtà,  la realtà che non è mai quella che appare. E’ la storia di un uomo di mezza età, che un giorno, improvvisamente, si trova in casa una cameriera, mandata da sua ex moglie, perché lo aiuti nella sua vita disordinata. Da quel momento, si sviluppa la storia tra la bellissima attrice francese Amelie Daure ed il protagonista, Andrea Renzi, attore napoletano, nel film attorniato da un gruppo di donne, altrettanto napoletane, tra cui Iaia Forte».

Napoli. Perché tanta napoletanità nel suo film?

«Perché questo film è su Napoli, è stato adattato a Napoli per ragioni produttive della Film Commission e perché  Napoli oggi è il cuore pulsante del cinema italiano. Cultura e immaginario dove mi sono divertito a inventare una Napoli nuova. Nel film non si vedono le vele di Scampia o la paranza dei bambini, si vede una Napoli borghese, quella del Vomero, quella dei quartieri più eleganti, una Napoli che è una grande metropoli, non degradata, ma piena di cultura. Il film è stato girato nella ex base Nato di Pozzuoli, li è stata ricostruita la casa editrice del  protagonista, la sua abitazione, mentre tutto il resto è stato girato a Napoli, la Napoli della bellezza».

Le donne. Quale è il peso delle donne in questo film?

«Il film è tratto da un libro che è un romanzo femminista, scritto da una donna, Lidia Ravera che rappresenta un mondo al femminile con cui i maschi devono fare i conti. Ho lavorato con una troup di giovani ventenni, quasi tutte donne, dalle macchiniste alle attrici».

Le seduzioni. Quanto conta la capacità di ragionare sulle seduzioni?

«Il film parla del disagio dei sessi di oggi. La capacità di ragionare sulle seduzioni è importante, può diventare momento di crescita. Non bisogna rinunciare alla seduzione e neppure alla capacità di essere sedotti. Nel mio film,  come nel romanzo,  si cresce, perché si può continuare a sedurre ed essere uomini, ma con una coscienza diversa. Si assiste al cambiamento di un uomo di mezza età,  che prende coscienza di se  e inizia ad avere con l'altro sesso un rapporto di natura diversa, proprio attraverso la seduzione. Il film è un romanzo di formazione di un uomo maturo,  perché  il cambiamento si può avere a qualsiasi età».

Un ritratto generazionale. Ha dichiarato che questo è il ritratto di una generazione, di una società, lo spaccato di una Italia vista attraverso le contraddizioni dei sentimenti della medio alta borghesia. In cosa è cambiata la società negli ultimi venti anni? E perché?

«I rapporti sono cambiati nel dubbio, prima c’erano le certezze dei ruoli, oggi non ci sono più. Il mio personaggio ha a che fare con il gioco dei sentimenti. Viene messo in mezzo da un gioco della moglie e poi della badante. Oggi i rapporti sono cambiati perché  fondamentalmente il maschio è in crisi, perché è difficile comportarsi nei confronti della donna, perché è difficile confrontarsi con la realtà, perché non si capisce quali siano i comportamenti giusti. Nel film, c’è un discorso sulla trasformazione della società  che passa per la trasformazione degli esseri umani, dove c’è il miglioramento dei sentimenti, con una moglie che prima lo odiava e poi lo capisce, con una donna che prima viene per giocare, poi se ne innamora,  e con una manager, che prima è forte,  poi si mostra nel suo lato tenero. Tutti cambiano positivamente. Un gioco  dove la commedia umana può essere molto seria, perché mostra il cambiamento  della società».

Tutti abbiamo bisogno di innamorarci, ma l’amore è un inganno?

«L’amore è un autoinganno nel momento in cui ci innamoriamo, inganniamo noi stessi perché pensiamo di trovare una nuova realtà  e fingiamo che questo possa essere il motore di una nuova vita, in realtà il motore dobbiamo trovarlo in noi, dobbiamo trovare noi  lo scatto per migliorarci. Innamorarsi vuol dire avere anche la possibilità di ragionare sulla bellezza, sulla  bellezza della donna, degli  esseri umani, anche quando sono contorti, conflittuati. Nel film c’è una bellezza esteriore, con  due corpi femminili e una scena di amore fatta con molta poesia e altrettanta materialità, e una bellezza interiore,  la maturità di un uomo che ha capito i suoi errori, con un coro di donne che alla fine lo accetta».

Quale è il messaggio  del film?

«Il film mostra ciò che è vero e ciò che è falso, in quella che è la doppiezza dei sentimenti. Rispetto al far cinema, si può fare commedia senza fare commedia escapista, leggera, superficiale, si può fare una commedia che sia anche drammatica. Questo è un thriller  che permette di indagare sulla realtà  che ci sta attorno, su ciò che è vero e ciò che è  falso, sulla complessità e sulla bellezza dei nostri sentimenti. Ma il mio messaggio principale è quello di rappacificarsi in questa guerra di sessi, perché noi uomini, non siamo cosi’ criminali come sembra, e abbiamo anche noi  una quota di bellezza».