NAPOLI. Ridere seduti comodamente in poltrona al buio di una sala cinematografica è senza dubbio tra le cose più belle che ci siano. C’è un film in uscita giovedì 23 settembre, “Benvenuti in casa Esposito”, che senz’altro soddisfa questo desiderio. Protagonista è Giovanni Esposito nei panni del goffo e maldestro camorrista Tonino, figlio di un grande boss del Rione Sanità. Troppo buono per il ruolo del cattivo verrà scalzato da un affiliato Pietro De Luca (Francesco Di Leva) che prenderà le redini del quartiere. Tonino non riesce a farsi rispettare né da chi dovrebbe odiarlo per i suoi soprusi, né da chi dovrebbe amarlo per i suoi successi. Quando scoprirà che sua figlia si è fidanzata proprio con il figlio del magistrato che dà la caccia al boss, avrà l’occasione per riscattare la sua figura davanti alla propria famiglia e a tutta Napoli.

Ispirato all’omonimo libro di Pino Imperatore, è scritto e diretto da Gianluca Ansanelli: «Leggendo le pagine di Pino Imperatore sono rimasto affascinato dai personaggi del libro, e ho cercato di dargli una dimensione filmica, concentrandomi maggiormente sul rapporto padre figlia, che è stato arricchito di elementi narrativi inediti rispetto al romanzo. Nella redenzione finale di Tonino sta forse il messaggio più importante del film: un messaggio di speranza per tutta la città, affinché possa riscattarsi da un certo tipo di stereotipo criminale e mostrare al mondo la parte migliore di sé».

«Sono felicissimo di aver interpretato questo personaggio – racconta Esposito - che porta dentro di sé una grande tenerezza e che scopre grazie alla mamma e la figlia che esiste una altra strada che non gli avevano mai fatto vedere oltre quella dissestata della criminalità, che c’è una casa dove può vivere questa bontà». «Da cittadino – aggiunge Di Leva - non posso che disprezzare l’arroganza e come attore sono felice di averlo potuto ridicolizzare questi personaggi».

Lungi dall’essere una stucchevole operazione contro la malavita, “Benvenuti in casa Esposito” è una piacevole commedia che punta in primis a intrattenere, a far ridere. E ci riesce alla grande soprattutto per lo stato di grazia di Giovanni Esposito, Francesco Di Leva e Peppe Lanzetta. Al suo primo film da protagonista Esposito convince a pieno donando carica empatica al suo personaggio, e risultando sempre esilarante nella mimica e nei dialoghi spinti al limite del paradossale.

Di Leva dimostra sempre di più di essere una certezza del cinema italiano donando al suo personaggio ironia senza tuttavia perdere l’autenticità del cattivo. L’ultimo è voce narrante capace di accompagnare lo spettatore per mano col suo timbro caldo e ruvido. Tutti bravi, dai ruoli primari come Antonia Truppo e Nunzia Schiano, Gianni Ferreri e Salvatore Misticone, ai comprimari Gennaro Silvestro, Gennaro Di Biase e Emanuele Vicorito, ai giovani Antonio Orefice, Noemi Piscopo e Genny Guazzo, fino ai camei di Franco Javarone e Gigi Savoia.

Tra le chicche il momento musical sulle note di “Latitanza sia” di Enzo Savastano con i testi di Valerio Vestoso, ballato e cantato proprio da Esposito. Andrea Sannino, invece, è l’interprete del brano “Ciento rose”.

Prodotto da Bartlebyfilm, Buonaluna e Vision Distribution, in collaborazione con Sky, in associazione con Imprebanca, e realizzato da Run Film, produttori esecutivi Alessandro e Andrea Cannavale, produttori Massimo Di Rocco, Luigi Napoleone e Alessandro Siani, sarà in 30 sale della Campania con Vision Distribution. Ieri l’anteprima italiana al Metropolitan alla presenza di cast e regista.