NAPOLI. Esce il 26 novembre esce nei negozi e in tutti gli store digitali “Ero Romantica”, l’atteso nuovo album di Arisa. Il disco è il settimo lavoro in studio della poliedrica artista stato anticipato dai singoli “Potevi fare di più” con cui Arisa ha partecipato al festival di Sanremo 2020, “Ortica”, “Psycho” e dal recentissimo “Altalene”. “Ero Romantica” è un album in bilico fra romanticismo e desiderio di libertà: a volte sofferto e struggente, in altri momenti sfacciato e disinibito, in una sorprendente alternanza fra malinconiche ballate d’amore e sfrenati ritmi dance anni ’90. Un atto d’amore verso l’umanità nelle sue varie sfaccettature, un disco di un’artista che trova il senso nelle eccezioni alla regola, celebra la femminilità e le sue contraddizioni, canta di autodeterminazione femminile e di schiavitù volontaria, urla l’urgenza di cambiare punto di vista per non rimanere schiacciati dall’omologazione.

“Ero Romantica” è un disco molto femminile, che esce il giorno dopo la giornata contro la violenza sulle donne…

«Io non mai a favore della violenza, c’è una frustrazione dilagante, come succede per gli animali non c’è pietà l’uno per l’altro purtroppo la natura è questa ci sono sempre più vittime. Qualcosa ci deve distinguere dagli animali, bisognerebbe avere più consapevolezza. Ci sono molti messaggi contradittori anche a livello di media, da cui non arriva un supporto piscologico per arginare i comportamenti critici. Se da un lato ci sono cartoni animati che educano al lieto fine, al rispetto al messaggio positivo, dalla televisione invece arrivano troppe messaggi opposti di grida, rabbia, e di disaggio che la pandemia ha poi aumentato».

C’è una canzone in particolare che è stata ispirata da questo periodo pandemico?

«Si, “L’arca di Noè”, in cui si sogna di trovare un posto del mondo in cui ci possa portare al sicuro te ed il tuo amore.  In cui si vince il messaggio di voler mettere la persona amata al sicuro se dovesse arrivare la fine del mondo. La pandemia è stato un periodo bruttissimo in cui la sembrava finita anche la speranza».

La musica è stata fondamentale per affrontare il lockdown…

«Il nostro lavoro viene visto da qualcuno come di “seconda categoria” perché non è un “bisogno primario”. La cultura ha un valore fondamentale, se ti fa male una gamba puoi anche andare avanti ma se ti fa male la testa, il cuore, diventa difficilissimo andare avanti. La musica, la cultura, gli spettacoli sono una risorsa su cui penso bisognerebbe investire molto di più».

Quali sono i tuoi progetti per i prossimi concerti? Ti vedremo a Napoli?

«Ci stiamo lavorando, sai benissimo che dentro di me c’è un po' di sangue napoletano. Spero presto perché il pubblico partenopeo da sempre tanto calore e quando mi è possibile mi fermo sempre qualche giorno».  

Ed i tuoi progetti per Sanremo 2022?

«Il mio brano l’ho presentato, lo presento sempre… ma per ora non so nulla, mi godo l’uscita di questo disco e mi diverto facendo “Ballando con le stelle”, io ci andrei a Sanremo ma capisco che non posso esserci ogni anno».