NAPOLI. Dopo il successo delle tappe di Roma, Ravenna e Torino, lo spettacolo dei record “Il piccolo principe” approda al Palapartenope di Napoli e ci rimarrà fino a domenica 3 marzo. Lo spettacolo, prodotto da Razmataz Live e diretto da Stefano Genovese, si è una rappresentazione unica nel suo genere, che si snoda attraverso gli innumerevoli linguaggi che la narrazione, la musica, il canto, la scenografia e, più in generale, la performance offrono. In equilibrio tra prosa, musical, nouveau cirque e installazione, ogni significato, ogni personaggio, ogni snodo della vicenda attinge al codice più adatto ad arrivare allo spettatore. Uno spettacolo che vanta un cast creativo di prim’ordine: Stefano Genovese (Regia), Carmelo Giammello (Scene), Paolo Silvestri (Direzione e arrangiamenti musicali), Guido Fiorato (Costumi) e Giovanni Pinna (Disegno luci).

Stefano Genovese come sono andate queste prime date?

«Sono andate bene, siamo anche stupiti essendo il nostro secondo anno c’è stata un’ottima risposta, anche in città dove eravamo già stati. Arriva Napoli che è una città nuova in cui facciamo tappa e non vediamo l’ora di confrontarci con il calore del pubblico partenopeo».

Un’opera letteraria che si porta dietro tanti misteri sul suo autore e sui modi di interpretarla...

«Assolutamente si, ed è forse uno dei segreti per cui ad 80 anni dalla sua uscita continua a riscuotere un successo letterario ed anche commerciale indescrivibile. È ormai un classico, che nonostante gli anni resta sempre attuale».

Il vostro spettacolo fa diventare questo libro un misto tra teatro, musical, e arti circense… abbracciando musiche contemporanee...

«È stata sperimentazione nata dall’idea principale di essere fedelissimo al testo e non deludere l’aspettativa di chi ha letto il libro, ed ho utilizzato tutti i linguaggi teatrali che si può avere a disposizione per creare uno spettacolo che vada ad impattare l’immaginario trasportandoci. Le musiche sono state scelte ricercando brani che si adattassero al momento narrativo, senza modificarne nulla ma solo scegliendo testi e melodie che fossero calzanti con la storia».