NAPOLI. Lo avevano preannunciato che sarebbe stata una grande festa, ma la realtà è andata ben oltre ogni più rosea aspettativa: l’Arena Flegrea quasi completamente esaurita in ogni ordine di posti, nonni figli e nipoti, intere famiglie, tantissimi ragazzi fianco a fianco con chi negli “anta” ci è da poco entrato o con ci convive da tempo e non mancano nemmeno Lorenzo Insigne riconosciuto e applaudito, e Franco Ricciardi.

Entrambi hanno valorizzato il genere neomelodico. Nino D’Angelo e Gigi D’Alessio, figli di quel Re minore che è stato Mario Merola, hanno riempito ieri sera e lo faranno ancora questa sera e domani la cavea dell’Arena, ma soprattutto hanno incantato, emozionato, divertito, fatto ballare, fatto ritrovare ricordi dell’adolescenza alle migliaia di persone che già da giugno avevano acquistato i tagliandi per le tre serate. Nino e Gigi hanno sempre avuto due “tifoserie” per modo di dire contrapposte senza un reale motivo di conflitto, entrambi hanno creato e valorizzato il genere neomelodico, termine che gli si è rivoltato contro come un marchio di ignominia, o come un sottoprodotto musicale popolaresco (non popolare) mal tollerato dal pubblico più borghese, da critici e addetti ai lavori. Quelle due tifoserie per tre sere si sono ritrovate fianco a fianco, hanno cantato le strofe dei loro beniamini, ma si sono avventurate anche nell’interpretare i successi “della squadra avversaria”.