“Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti, con i versi spesso bellissimi di Salvatore Cammarano torna stasera (ore 20) al San Carlo: purtroppo l’emergenza Covid ha fatto già diminuire le repliche. È opera napoletana per eccellenza, nata al San Carlo con un bel libretto, scritto dal maggiore poeta napoletano dell’Ottocento poco conosciuto in genere ed apprezzato solo dagli appassionati di opera.

Mentre Felice Romani grande librettista e poeta milanese ha avuto in Arbasino un grande e consapevole estimatore che gli ha reso giustizia in tante occasioni, a Cammarano è mancata questa fortuna: ed i suoi scritti sulla messa in scena delle opere che curava al San Carlo, dove ha lavorato per tanti anni, scritti da leggersi nel volume sul “Trovatore” edito dall’Istituto di Studi Verdiani dovrebbero essere meditati dagli aggressori del teatro d’opera nascosti nei panni di registi alla moda, spesso molto ignorati di musica soprattutto. Ma questa bella edizione, già gustata al San Carlo per la gioia unanime del pubblico (asinelli snob, a parte) lo avrebbe rallegrato.

Piace ricordare che il poeta librettista abitava nell’isolato oggi occupato da palazzoni tra via Verdi e piazza del Municipio ed è morto al Vomero che all’epoca era costituto da pochi edifici tra calata San Franceso, vico Acitillo e l’attuale via Belvedere (come indicano le mappe catastali della città, dell’epoca) in una casa con terrazza che guardava l’azzurro del golfo luminoso. Tutto si trova in quel volume. Nella “Lucia” Cammarano trasformò un romanzo di Sir Walter Scott in tragedia: ardita opera letteraria, una transcodificazione, con pochi esempi e per giunta ben riuscita. Nelle tradizionali edizioni con vistosi tagli, ma efficacissime, l’opera risulta quale tragedia serrata con pagine splendide in successione, nella edizione con i tagli riaperti l’opera ha un respiro da romanzo: singolare ambivalenza estetica di un capolavoro!

Il taglio più importante da riaprire è il duetto tra tenore e baritono con tempesta all’inizio del terzo atto. Quasi una simmetria con il suggestivo inizio: una scena di caccia all’uomo singolare. E felice colore orchestrale. Nella storia recente dell’opera Maria Callas ha modificato ed arricchito lo stile interpretativo della protagonista valorizzando la drammaticità e ponendo in secondo piano i virtuosismi: anche al San Carlo la sua eccezionale interpretazione affascinò il pubblico e sulla sua scia abbiamo ascoltato l’eccellente Renata Scotto.

Tra i tanti interpreti del ruolo del protagonista maschile in tempi recenti sono stati memorabili Aragall ed ovviamente Pavarotti, un pochino intemperante nel concertato del secondo atto ma travolgente comunque. Amando l’opera grazie a questi ed a tanti interpreti straordinari, o comunque sempre meritevoli, il pubblico del teatro torna contento a sentire “Lucia”, pure con qualche preoccupazione per il Covid. Fidando nel cielo.