NAPOLI. Uno straordinario tris d’assi quello calato da Maurizio de Giovanni (nella foto) su Raiuno. Tre serie tv ispirate alle famose opere letterarie dello scrittore, sceneggiatore e drammaturgo nato all’ombra di una Napoli ancora Capitale, che hanno messo in luce i sentimenti di un autore capace di fare dei suoi romanzi un documento di storia sociale. Il pluripremiato giallista Maurizio de Giovanni, affidando alla televisione alcuni dei personaggi delle sue famose storie pubblicate negli anni da Graus, Fandango, Einaudi, Mondadori e Sellerio, tra cui, “Il commissario Ricciardi”, “I bastardi di Pizzofalcone” e “Mina Settembre”, ha di fatto compiuto un’operazione meritevole di essere annoverata nell’albo d’oro delle più seguite serie e fiction tv. Passando dal commissario Ricciardi e dal suo potere di rivivere gli ultimi istanti di vita delle vittime, alle avventure dell’ispettore Giuseppe Lojacono e del manipolo di colleghi del bistrattato commissariato di Pizzofalcone, fino a giungere alle vicissitudini dell’assistente sociale Mina Settembre, le opere di Maurizio de Giovanni hanno offerto pure l’opportunità di portare sul piccolo schermo le bellezze di una Napoli contemporanea. O meglio, le caratteristiche positive di una città finalmente non osservata solo attraverso l’aspetto oleografico, o peggio, malavitoso. E a parlare degli straordinari consensi ottenuti dai suoi romanzi anche in tv, è lo stesso autore Maurizio de Giovanni, il quale, nel tracciare un bilancio sulle tre fortunate serie televisive, fa pure qualche anticipazione sul futuro.

Ci può fare un bilancio sulle serie televisive di Raiuno tratte dai suoi racconti?

«Un bilancio sicuramente favorevole per quanto riguarda anche i recenti indici di ascolto de “Il commissario Ricciardi” e “Mina Settembre”. La mia posizione, tuttavia, tra i due lavori è un poco diversa, nel senso che, mentre Ricciardi è tratto dai miei romanzi con una corrispondenza pressochè perfetta tra quello che io ho scritto e come è stato rappresentato dal punto vista delle storie, per “Mina”, solo i personaggi e le interazioni tra gli stessi sono mie, considerato che le storie sono state scritte da altri sceneggiatori».

Quali sono le sue impressioni a proposito del grande successo riscontrato?

«Credo che il successo di pubblico sia stato straordinario e importantissimo. Soprattutto sono contento per la città, perchè il mio modo di raccontare Napoli non è oleografico e neanche inutilmente punitivo nei riguardi delle tante sfaccettature che la nostra terra propone. Ribadisco, pertanto, la mia soddisfazione per i grandi consensi ottenuti anche se credo che gli stessi siano soprattutto merito della città. Napoli ha un’identità narrativa forte, ha delle peculiarità ed è diversa da tutte le altre città. Il racconto di Napoli è un racconto che attrae, che piace e colpisce. Del resto il successo di serie come “L’amica geniale” tratta da Saverio Costanzo dai romanzi della Ferrante; “Gomorra” ispirata al best seller di Saviano; “Vivi e lascia vivere” di Pappi Corsicato e “Sirene” di Cotroneo, credo sia dovuto proprio a questa maniera particolarissima che ha la città di proporre se stessa e di potersi raccontare in maniera versatile. Di essere, cioè, di volta in volta, tragica, comica, triste o allegra a seconda delle circostanze».

Cosa può svelarci sul ritorno dell’altra apprezzata serie tv de “I bastardi di Pizzofalcone”?

«I “Bastardi” andranno in onda a fine anno e sarà la terza serie. Il lavoro è già stato completato e consegnato. Ci sono, come sempre, personaggi nuovi. “I bastardi di Pizzofalcone” rappresentano il racconto di un luogo, e non di un gruppo di persone. Quindi queste persone possono cambiare e alternarsi senza problemi e sono sempre dello stesso livello narrativo. Spero che la terza serie in programma tra autunno e inverno, sempre su Raiuno, possa essere soddisfacente».