Cerca

l'intervista

«Sinner è una macchina. Ma oggi…»: Cierro legge il duello che sta cambiando gerarchie e linguaggio del tennis

Ha battuto campioni, ha sfiorato l’élite mondiale. il tennista napoletano racconta cosa c’è davvero dietro il confronto con Alcaraz

«Sinner è una macchina. Ma oggi…»: Cierro legge il duello che sta cambiando gerarchie e linguaggio del tennis

Massimo Cierro

NAPOLI. Di firme che parlano con la credibilità dei fatti ne sono rimaste poche. Massimo Cierro è una di quelle. Due volte campione italiano, arrivato a un passo dai primi cento del ranking mondiale, capace di battere campioni come Muster, Novacek, Mancini, e di giocare sul Centrale di Parigi contro Leconte. Un pezzo di storia del tennis campano che oggi guida il settore al Circolo Canottieri Napoli e osserva con sguardo tecnico il presente.

La sua è una storia che nasce in famiglia. Il fratello, il maestro Gianni Cierro, ex campione italiano di seconda categoria, arrivò a strappare un set a Roma a Corrado Barazzutti. Fu lui a formare Massimo con una visione che oggi chiameremmo moderna: mobilità, repertorio completo, ricerca costante del dritto inside out. All’epoca era avanguardia, oggi è metodo.

Cierro quel tennis lo ha vissuto prima che diventasse sistema. E ora lo interpreta.

Sinner-Alcaraz, la rivalità che cambierà gli equilibri

Quando si parla di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, Cierro, ospite di Tennis Review su Canale 8, non si rifugia negli slogan.

«Jannik è un essere umano. Capitano momenti no. È un fenomeno, sono convinto che nel corso della stagione si alterneranno entrambi. In questo momento è più in forma lo spagnolo, tra due mesi chissà».

Analisi lucida. Nessuna sentenza definitiva. Il momento pesa, ma la stagione è lunga.

Su Sinner va più a fondo: «Lui è uno che si vuole sempre migliorare, anche se arriva una sconfitta. Pensa sempre a dopo mai al momento».

È la fotografia di un professionista che non si accontenta. Sinner per Cierro è struttura, metodo, continuità.

Su Alcaraz, invece, il giudizio è netto: «È un gran talento, Sinner invece è una macchina da guerra. Lo spagnolo oggi è il numero 1 in assoluto, però c'è tempo. Anche ai miei tempi c'erano dei giocatori che erano dei martelli da fondo campo, poi c'era il talento come Becker e Leconte».

Il paragone non è casuale. Cierro ha affrontato Henri Leconte sul Centrale di Parigi. Ha vissuto il tennis degli opposti, del colpitore e dell’artista. Oggi rivede quella dinamica.

Sulla sconfitta di Sinner al Roland Garros è diretto: «Penso sia il suo obiettivo principale vincere Parigi. Se lo spagnolo gioca il tennis migliore sulla terra è dura batterlo”.

La terra non perdona. E Alcaraz su quella superficie ha qualcosa in più, almeno ora.

Musetti, il talento che paga il rovescio a una mano

Cierro non dimentica Lorenzo Musetti.

«Dopo Fognini è il talento italiano più grosso che io abbia mai visto. Lui gioca il rovescio a una mano stando due metri fuori dal campo e fa molta più fatica rispetto a quelli che lo giocano bimane».

È un’osservazione tecnica, non romantica. Il rovescio a una mano resta gesto nobile, ma oggi impone uno sforzo superiore in un tennis che si gioca in pressione costante.

Djokovic, il ponte con il tennis di ieri

Su Novak Djokovic il tono cambia.

«È un qualcosa fuori dal comune, a 38 anni gioca ancora a quei livelli. Lui si avvicina molto al tennis vecchio, più talentuoso rispetto ai ragazzi di oggi».

Djokovic come cerniera tra due epoche. Disciplina moderna, sensibilità classica.

Il movimento azzurro e il ruolo dei privati

Il boom italiano non è casuale, secondo Cierro.

“Io penso che il merito maggiore è dei team privati. Quando giocavo io la Spagna ne aveva tantissimi. La Federazione è stata intelligente a stare a contatto con loro”.

Una visione pragmatica. Meno centralismo, più collaborazione.

Infortuni e calendario: il prezzo della velocità

Il tennis attuale corre senza tregua.

«Quando giocavo io ci allenavamo tre mesi prima dei tornei, oggi i tennisti non hanno tempo sono sempre in campo. Si allenano giocando partite, con staff nutriti di professionisti e figure che neanche immaginavamo ai nostri tempi. Ci si evolve d'altronde, nel tennis come nel calcio e in tutte le altre discipline».

Meno preparazione, più esposizione. Gli infortuni non sono un caso.

Soldi e ranking: un altro mondo

Sul piano economico la differenza è evidente.

«Adesso si guadagna un po' di più, il numero 100 al mondo percepisce 10 volte in più rispetto a quando giocavo io. Attualmente l'Atp se non rientri in una certa cifra alla fine dell'anno dà un contributo ai giocatori».

Un sistema più ricco, ma anche più competitivo.

E la Campania?

La risposta è sincera.

«Purtroppo non ne vedo tanti in giro di aspiranti giocatori. Bisogna avere pazienza».

Non è pessimismo. È realismo.

Massimo Cierro ha attraversato il tennis quando l’Italia rincorreva e la Spagna dominava i circuiti giovanili. Ha sfiorato l’élite mondiale e ne ha respirato l’aria. Oggi osserva il duello Sinner-Alcaraz senza farsi trascinare dall’entusiasmo del momento.

Sa che il talento conta. Sa che la continuità decide. E sa che le rivalità vere non si giudicano a marzo.

Si misurano a fine stagione.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Roma

Caratteri rimanenti: 400

Logo Federazione Italiana Liberi Editori