NAPOLI. Un male oscuro che serpeggia in maniera subdola e che agisce silenziosamente trincerandosi dietro il suo perverso e spietato meccanismo d’azione invisibile. Una minaccia spaventosa che incombe costantemente provocando danni ingenti all’ecosistema umano rendendolo a poco a poco talmente vulnerabile da metterlo in ginocchio ed estendendosi a macchia d’olio su ogni fetta del mondo. Un nemico che ha un nome ben preciso, spietato come il suo codice genetico: Coronavirus o Covid-19 come dirsivoglia. L’emergenza da Covid-19 non accenna a placarsi e ha sconquassato non solo la vita delle persone ma anche il sistema economico mondiale relegandolo ad un’inevitabile e conseguente crisi finanziaria senza eguali. E ovviamente anche il mondo del calcio non è esente da codesta previsione. 

Per intercettare il calcio ai tempi del Coronavirus abbiamo intervistato Antonio Gargiulo, presidente dell’Afro-Napoli United. Molti con lui i temi trattati, dall’emergenza virale che investe anche il calcio dilettantistico fino alla sua digressione filosofica sull’umanità che deve ritrovare se stessa.

Presidente come sta vivendo l’isolamento forzato e chi le sta strappando un sorriso in un momento così difficile?

«In questa drammaticità io sto continuando a lavorare perché l’azienda per cui lavoro, la Gesco, gruppo di imprese sociali, svolge servizi essenziali come l’accoglienza e l’assistenza per i più disagiati che mai come ora non possono fermarsi. La maggior parte del tempo libero, a parte la passione per la musica, i libri e i film, la trascorro intensamente con la mia famiglia dando priorità al mio piccolo, Armando, di otto mesi ed è giusto che sia così: lui mi strappa più di un sorriso ogni giorno. E tra le altre cose non dimentico di programmare il futuro dell’Afro Napoli».

Trenta giorni fa l’ultima partita di campionato dell’Afro Napoli, in casa contro il Casoria, prima dell’emergenza Coronavirus. Dopo quella partita avrebbe mai immaginato che a poco a poco tutti i settori della vita si potessero fermare? 

«Assolutamente no: ovvio che tutti noi abbiamo sottovaluto il problema pensando che fosse così distante da noi, dal mondo occidentale, visto che è partito tutto dalla Cina. Questa è la prima volta invece che una tale pandemia colpisce tutti, indistintamente, a livello globale. Il punto è che inconsciamente noi ci siamo sentiti sempre protetti e immuni della serie “tanto a noi non succede” e questa volta invece abbiamo sbagliato a fare i conti perché il Coronavirus non fa disuguaglianze infettando il “cuore” delle cellule sia dei ricchi che dei poveri».

È un’emergenza senza precedenti. Pensa che anche il mondo del calcio subirà un impatto economico deficitario?

«Sì, sicuramente: io mi riferisco particolarmente al mondo del calcio dilettantistico dove immagino che anche qui ci saranno dei danni economici ingenti. Sappiamo che attorno a questo universo non solo in Campania ma in tutta Italia il giro economico, il prodotto interno lordo (Pil), è altissimo nonostante si parli di mondo dilettantistico. Con i rimborsi e compensi ci vivono tante persone e famiglie che non sono affatto tutelate. Ciò è grave ed è un problema che non è stato mai affrontato dalle Istituzioni: il mondo dei dilettanti non è dilettantismo ma professionismo. Ci saranno dei problemi altissimi sia in questa stagione ma anche per la prossima con ripercussioni economiche che si faranno indiscutibilmente sentire».

Presidente andrà tutto bene? Quale sarà la prima cosa che farà quando tutto questo sarà finito?

«È difficile dire che andrà tutto bene perché ormai già stiamo abbastanza rovinati: spero che questa battaglia si superi presto. Mi auguro inoltre che questa gravissima situazione faccia comprendere all’umanità quali siano le vere priorità a cui dare veramente peso: i sentimenti, i rapporti umani, l’amicizia e l’amore sono i valori più importanti della vita. E la corsa sfrenata al profitto, al successo, al denaro, alla competizione sul lavoro e alla carriera serve a ben poco. Spero che questo messaggio possa entrare nella testa di tutti quanti e che in futuro ci sia un po’ più di umanità. La prima cosa che farò quando ci metteremo alle spalle questo periodo negativo sarà sicuramente una partita di calcetto, mi manca tanto».